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Arte

Parisa Azadi, la fotografa che dalla fuga dall’Iran ha fatto un cammino di appartenenza

Dal Medio Oriente al Canada, la fotogiornalista racconta identità, memoria e conflitto; «Ordinary Grief» è il ritorno in Iran dopo venticinque anni

🗂️Dall’archivio
Parisa Azadi, la fotografa che dalla fuga dall’Iran ha fatto un cammino di appartenenza
Foto di repertorio · Tony Webster from Minneapolis, Minnesota, United States · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

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Nata a Teheran durante la guerra fra Iran e Iraq, Parisa Azadi è fuggita in Canada a otto anni. Oggi è fotogiornalista e storyteller, e con il progetto «Ordinary Grief» è tornata in Iran dopo venticinque anni di autoesilio.

Il ritratto, pubblicato da Discorsi Fotografici Magazine, racconta una vita fatta di fughe e di ricerca di libertà. Anche in Canada l’infanzia non fu semplice: Azadi si trovò a fare i conti con la xenofobia e con un senso di vergogna per le proprie origini. Da quel momento libertà e appartenenza sono diventate il filo del suo lavoro.

La fotografia come passaporto

La fotografia è arrivata più tardi, ma è stata per lei un passaporto verso la libertà. L’istinto di sopravvivenza appreso presto, saper individuare una via d’uscita e leggere ambienti ostili, è diventato una risorsa preziosa per il lavoro sul campo. Nel tempo ha lavorato in Medio Oriente, Asia meridionale, Africa e Canada, documentando crisi umanitarie, repressioni politiche e comunità dimenticate: i rifugiati siriani in Giordania, l’estremismo religioso in Bangladesh, la violenza sistemica contro le donne indigene in Canada.

«Ordinary Grief»

Il progetto più recente segna il ritorno in Iran ed è, dice lei, una lenta e poetica esplorazione della vita nel Paese fra il 2017 e il 2022. In un luogo in cui perfino le libertà più elementari sono sorvegliate non poteva lavorare come una fotogiornalista tradizionale. Descrive la propria esperienza di donna sospesa fra Oriente e Occidente come «difficile, poco romantica e fragile».

Cosa sappiamo

- È nata a Teheran e vive in Canada dall'età di otto anni.
- «Ordinary Grief» documenta la vita in Iran tra il 2017 e il 2022.

Cosa non sappiamo

- Dove e quando il progetto sarà esposto: le fonti consultate non lo dicono.

Cosa succede ora

Le fonti non indicano sviluppi.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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