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mercoledì 28 Ottobre 2026
Tribune Italia
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Cronaca

‘Ndrangheta in Sibaritide, il blitz che non risparmia la politica: arrestato il sindaco Stasi. Ai domiciliari anche il boss Pepe

‘Ndrangheta in Sibaritide, il blitz che non risparmia la politica: arrestato il sindaco Stasi. Ai domiciliari anche il boss Pepe

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41 misure cautelari, 24 in carcere e diciassette agli arresti domiciliari. Tra i destinatari il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi (Alleanza Verdi e Sinistra), al secondo mandato. L’ipotesi di accusa a suo carico è scambio elettorale politico-mafioso, in relazione alle elezioni comunali del 2024.


Agli arresti domiciliari anche il consigliere comunale Pietro Lucisano (opposizione, riconducibile a Forza Italia). L’ombra del voto di scambio sulle elezioni del 2024.All’alba di mercoledì 28 ottobre 2026, i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale di Cosenza hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 41 persone nell’ambito di una maxi operazione antimafia nella Sibaritide. Ventiquattro finiscono in carcere, diciassette ai domiciliari.

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Un colpo alle cosche locali, ma anche un intervento che arriva dentro le istituzioni. Tra i nomi che compaiono nel provvedimento, firmato dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda, c’è quello del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi.Esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, rieletto nel 2024 in una coalizione di centrosinistra, Stasi è al secondo mandato. Nei suoi confronti il provvedimento cautelare è degli arresti domiciliari. L’ipotesi di accusa è scambio elettorale politico-mafioso, contestato in occasione delle elezioni comunali del 2024.

Secondo le ricostruzioni delle carte, si tratterebbe di un presunto patto mediato da intermediari per orientare il consenso in cambio di promesse di opportunità lavorative. Il quadro investigativo non si ferma al primo cittadino. Tra i destinatari delle misure figura anche Pietro Lucisano, consigliere comunale di opposizione. La circostanza che l’inchiesta tocchi tanto la maggioranza quanto la minoranza solleva interrogativi su possibili contiguità trasversali. Resta ferma, in ogni caso, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Ma il blitz non risparmia neppure figure indicate come vertici criminali. Tra gli arrestati c’è Damiano Pepe, indicato dagli inquirenti come elemento di spicco della consorteria Abbruzzese-Pepe. Pepe era rimasto ferito in un agguato il 24 ottobre scorso in contrada Lattughelle, a Cassano allo Ionio, nel corso del quale aveva perso la vita la sua compagna, Silvana Sibarelli. L’uomo, attualmente ricoverato nell’ospedale di Cosenza, è destinatario di un provvedimento restrittivo: la sua posizione si intreccia con la faida che interessa il territorio.

Le accuse contestate a vario titolo nell’inchiesta comprendono associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tutto aggravato dal metodo e dalle finalità mafiose, con il capitolo del patto elettorale politico-mafioso. Un’accusa che, se confermata, descriverebbe un sistema in cui il voto può diventare merce di scambio.L’operazione nasce da un’indagine avviata nel 2021, sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Anni di lavoro per arrivare a un quadro che oggi coinvolge amministratori locali e figure criminali. La politica è chiamata a una riflessione che non può esaurirsi nella rituale dichiarazione di fiducia nella magistratura. Le indagini accertano responsabilità individuali e la presunzione di innocenza resta un pilastro dello Stato di diritto; al contempo, la contiguità tra ceto politico e criminalità organizzata è un fenomeno che in certe aree del Paese continua a trovare terreno fertile e merita attenzione. Il sindaco Stasi avrà modo di difendersi nelle sedi opportune. Il tempismo dell’inchiesta, che arriva a due anni dalla sua rielezione e a pochi giorni dall’agguato a Pepe, impone comunque domande legittime sul contesto in cui si è costruito il consenso e sulle relazioni della classe dirigente locale. La ’ndrangheta non ha colore politico. Ma sa infiltrarsi ovunque.

E il blitz di oggi lo dimostra, ancora una volta, con la crudezza dei numeri e la gravità delle accuse contestate.

Fonte: Corriere della Calabria

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