Mostar: il ponte ricostruito racconta una città tra storia e guerra
Tra bazar e minareti, la Bosnia-Erzegovina mostra un'Italia balcanica
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Il ponte Stari Most, ricostruito dopo la guerra, è diventato simbolo di Mostar, città tra storia e tensioni.
La città balcanica di Mostar, posizionata nel sud della Bosnia-Erzegovina lungo la valle della Neretva, ha visto tornare a unirsi due rive grazie al ponte Stari Most, distrutto durante la guerra e ricostruito pietra su pietra. La sua collocazione, tra rilievi calcarei e un fiume di colore smeraldo, l’ha sempre resa un punto di passaggio tra l’entroterra balcanico e la costa adriatica. Oggi, Mostar è un simbolo UNESCO, e la sua storia si intreccia tra passato ottomano, convivenza multiculturale e divisioni causate dalla guerra degli anni Novanta.
Un simbolo di unità e resistenza
Il ponte Stari Most, costruito nel 1566 e distrutto nel 1993, è stato ricostruito con tecniche tradizionali e pietra locale, segnando una vittoria della cultura su una guerra che ha lasciato segni profondi. La sua arcata, di circa 29 metri, supera la gola della Neretva a una altezza di oltre venti metri, diventando un simbolo di resistenza e unità. Oggi, il ponte è il cuore del sito UNESCO, circondato da torri e moschee, con vista sull’acqua smeraldo del fiume.
Una città tra ricordi e nuove opportunità
La città moderna di Mostar si estende oltre il centro storico, con segni visibili della guerra accanto a case restaurate e nuovi locali. Ai margini del centro si trova il Kujundžiluk, antico bazar ottomano, dove si possono trovare botteghe e laboratori che espongono artigianato tradizionale. La moschea di Koski Mehmed Pascià offre un punto panoramico unico, con vista sull’acqua e, in alcuni casi, accesso al minareto. La convivenza tra passato ottomano, stagione austro-ungarica e Jugoslavia si riflette in un’atmosfera unica, dove la storia si mescola con la vita quotidiana.
