La seconda capitale del regno: quando Polonnaruwa fu il cuore dello Sri Lanka medievale
Tra sculture monumentali e architetture raffinate, una città antica racconta il fasto e il declino di una civiltà
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Sulle terre dello Sri Lanka sorge un sito archeologico di 122 ettari che custodisce uno dei patrimoni spirituali più significativi dell'Asia medievale. Polonnaruwa rappresenta il risultato di secoli di sviluppo urbano, artistico e religioso, trasformandosi da avamposto di una dinastia straniera nella sede del potere regale durante il XII secolo.
Come una città divenne capitale
La storia di Polonnaruwa inizia con l’insediamento della dinastia Chola, proveniente dal Tamil Nadu nell’India meridionale, intorno al X secolo. Quando Anaradhapura, capitale del regno all’epoca, cadde e fu distrutta nel 993, i sovrani Chola riconobbero il potenziale di questo territorio e lo designarono come nuova sede amministrativa. Questo trasferimento segnò il punto di partenza di una trasformazione che avrebbe portato la città al suo apogeo diversi secoli dopo. Dopo che la famiglia Chola fu sconfitta, ascese al trono Vijayabahu I, che iniziò sistematicamente ad abbellire il luogo con costruzioni religiose di crescente complessità.
Lo splendore dell’era di Parakramabahu
Il vero momento di massima gloria giunse durante il regno di Parakramabahu I (1153-1186 d.C.), nipote di Vijayabahu. Questo sovrano ampliò notevolmente la città creando giardini sofisticati, un lago artificiale e numerosi edifici di prestigio. L’agricoltura sviluppata e i commerci intensificati contribuirono a rendere Polonnaruwa una metropoli prospera. Attraverso un progetto costruttivo ambizioso, il re trasformò il paesaggio urbano aggiungendo templi, palazzi lussuosi e complessi religiosi che esibivano una maestria tecnica e artistica notevole. Questo periodo rappresentò l’apice economico e culturale della città.
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I monumenti che sfidano il tempo
Il Gal Vihara, il tempio scavato nella roccia, costituisce il cuore spirituale di Polonnaruwa e contiene quattro Buddha scolpiti direttamente nel granito da maestri artigiani del XII secolo. «I visi, così pacifici, così espressivi» attirano l’attenzione di chi li osserva da vicino. Tre statue si dispongono in pose distinte: una in meditazione, una con braccia incrociate a rappresentare l’illuminazione e una distesa nel Nirvana, quest’ultima lunga quindici metri. Il Kiri Vehera, uno stupa biancheggiante, e il Rankoth Vehera, alto 54 metri con la sua celebre copertura dorata, completano il quadro dei grandi edifici religiosi. All’interno del tempio Lankatilaka emerge una scultura buddhista priva di testa e braccia, alta diciassette metri, ancora imponente nonostante lo stato di conservazione compromesso.
Decorazioni e dettagli raffinati
Oltre ai monumenti principali, la ricchezza estetica di Polonnaruwa si rivela attraverso elementi decorativi diffusi: danzatrici sacre incise nei templi, fiori di loto, leoni ed elefanti scolpiti in pietra su ogni gradino, porta e palazzo. Il Palazzo delle udienze del Re presenta una sequenza di elefanti rappresentati in posizioni differenti lungo i muri perimetrali. La Piscina reale, completamente in pietra, è ornata da sculture di teste di coccodrillo. Il Quadrilatero Sacro concentra frammenti di costruzioni con decorazioni ricercate, mentre il Vatadage, struttura circolare di diciotto metri di diametro, custodiva un tempo una reliquia considerata sacra dalla tradizione buddhista.
Il declino e l’abbandono
A partire dal XIV secolo, il declino della città accelerò fino al suo completo abbandono. Le cause precise rimangono poco documentate, ma il sito venne progressivamente riscoperto e valorizzato come testimonianza archeologica e meta spirituale. Oggi la vegetazione tropicale continua a circondare le rovine, mentre i pellegrini buddhisti visitano i templi mantenendo viva la dimensione sacra del luogo.