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sabato 10 Ottobre 2026
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Spettacolo

La ricerca di un linguaggio estetico per la riconciliazione tra uomo e ecosistema

Come la scultura contemporanea affronta il divario tra tecnica umana e cicli naturali

🗂️Dall’archivio
Plaza de Siena, Villa Borghese, Roma, Italia, DD 14
Foto di repertorio · Diego Delso · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

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Villa Borghese ospita un'indagine artistica incentrata sulla frattura contemporanea tra costruzione umana e mondo vivente. Attraverso materiali che dialogano con il tempo geologico, Silvia Scaringella propone una riflessione sulla possibilità di riconoscere l'appartenenza dell'uomo alla natura, anziché presentarsi come entità separata.

Il fondamento filosofico dell’opera

L’esposizione prende spunto dal titolo spinoziano per articolare una visione in cui il divino non si oppone al terrestre, bensì coincide con esso. Scaringella trasloca questo pensiero nel linguaggio scultoreo, interrogando il punto di rottura fra il funzionamento della materia organica e le logiche della civiltà contemporanea. Mentre i cicli biologici si basano sulla rigenerazione continua, l’attività umana procede mediante accumulazione, depauperamento e produzione di scarto. Le opere materializzano questa tensione fondamentale, creando spazi dove forme costruite e vegetali si intrecciano.

La metamorfosi come figura centrale

Tra le realizzazioni più significative emerge uno sciame di libellule in pietra e metallo. Secondo l’artista, l’insetto rappresenta un passaggio: «nasce nel fango, poi emerge e si trasforma in qualcosa di leggerissimo». Questo percorso dalla densità alla leggerezza diventa paradigma di una trascendenza che non nega l’origine, ma la trascende. In un’altra composizione, formiche di marmo percorrono una distesa ricavata da suole di scarpe triturate, dove il materiale umano simula il terreno naturale, rivelando l’artificio nel cuore della mimesi.

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Il tempo della pietra contro la fretta contemporanea

La formazione di Scaringella a Carrara non rappresenta un dato biografico marginale. Lavorare il marmo significa dialogare con processi che oltrepassano la scala temporale umana, opponendosi alla velocità del consumo attuale. Un’opera intitolata Time Lapse fissa nel marmo lo sbocciare vegetale, suggerendo che il valore risiede nel percorso piuttosto che nel risultato finale. Questa scelta materiale contrasta deliberatamente con la logica dell’usa-e-getta, portando impresse le tracce di uno scontro fra concezioni diverse della materia e del creare.

La questione dell’architettura moderna

L’artista osserva come la decorazione architettonica tradizionale incorporasse riferimenti botanici—capitelli con foglie di acanto, colonne schermate da vegetazione stilizzata—mentre la progettazione contemporanea persegue la pura funzionalità modulare. La natura viene relegata a contorno, non riconosciuta come tessuto costitutivo dell’abitare. Su progetti edilizi traslucidi, filamenti ricamano forme di alberi ispirati alla vegetazione locale. In parallelo, mandrie di tori metallici attraversano i medesimi piani, calpestando linee precise e calcoli: un’immagine della forza naturale che non negotia.

Il contributo sonoro e l’unità sensibile

Musiche composte da Marco del Bene estendono l’indagine nel dominio acustico, costruendo quello che viene nominato come paesaggio ibrido. Suoni e sculture insieme suggeriscono che tutto rimane in relazione, nulla è isolato. Questa complementarità fra percezione visiva e uditiva rinforza l’idea sottesa alle opere: una connessione radicale fra i livelli dell’esperienza.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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