Quattro maestri dell’architettura cinese ridisegnano il rapporto tra spazio, memoria e territorio
Un ciclo internazionale a Roma indaga come la costruzione contemporanea dialoga con il patrimonio
Pubblicità
A partire dall'autunno 2026, l'Accademia Nazionale di San Luca ospita una rassegna che riunisce quattro visioni diverse dell'architettura cinese. Attraverso conferenze, mostre e un progetto editoriale, il progetto esplora come i professionisti affrontano la sfida di coniugare innovazione costruttiva con rispetto della storia.
Un’intuizione filosofica antica guida il titolo dell’iniziativa: il concetto di apertura verso il cielo, che rimanda agli insegnamenti Ming su giardini e paesaggi dove l’intervento dell’uomo cerca armonia con gli elementi naturali. Questo principio funge da denominatore comune tra i quattro protagonisti, benché ciascuno lo declini secondo una propria metodologia. L’elemento ricorrente è la consapevolezza del contesto: gli architetti non impongono forme astratte, bensì interrogano le caratteristiche specifiche dei siti e il modo in cui lo spazio costruito influisce sulla vita quotidiana delle persone. Così il programma articolato tra Roma e i mesi successivi promette un affresco che va oltre la mera presentazione di opere.
Tra tradizione rurale e rigenerazione urbana
Il primo intervento, nel mese di ottobre presso Palazzo Carpegna, presenta Xu Tiantian, fondatrice dello studio DnA_Design and Architecture. La sua ricerca si concentra sulla trasformazione dei Tulou, grandi strutture comunitarie del Fujian realizzate in terra e legno, per lo più di forma circolare o quadrangolare. Anziché demolire, l’architetta converte questi edifici in spazi pubblici dedicati a biblioteca, artigianato e iniziative culturali, preservandone l’identità storica. Una mostra parallela nelle sale dell’Accademia espone modelli e documentazione fotografica di questi interventi.
Pubblicità
Novembre accoglie Zhang Ke dello studio ZAO/standardarchitecture, il quale ha concentrato gran parte del suo lavoro negli hutong, i celebri vicoli di Pechino. Qui il tema si sposta verso la questione urbana: come mantenere il tessuto storico mentre la città si trasforma intorno. Entrambi gli architetti affrontano così il recupero da angolature diverse, ma sempre con l’intento di non cancellare quanto esiste.
Riconoscimenti internazionali e visioni mature
La primavera del 2027 vede il coinvolgimento di due figure già onorate dal Premio Pritzker: Wang Shu, che dirigerà la Biennale di Architettura 2027, e Liu Jiakun. Le loro conferenze e esposizioni monografiche contribuiranno a completare il quadro, offrendo il punto di vista di maestri la cui influenza sulla disciplina è già consolidata.
Il dispositivo previsto è articolato: ogni incontro combina lezione pubblica, dialogo con esperti e mostra dedicata a modelli e disegni. I contenuti confluiranno in un volume bilingue edito dall’Accademia, mentre un documentario prodotto da Clipper Media raccoglierà registrazioni e interviste, con versioni pensate tanto per il pubblico italiano quanto per la circolazione internazionale su reti cinesi.