Riparo Ranaldi, l’arte paleolitica nascosta tra i monti della Basilicata
Un sito archeologico poco conosciuto racconta il passato dell'Italia meridionale attraverso enigmatiche figure dipinte in ocra rossa
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Nel cuore della Basilicata, a poca distanza dalla provincia di Potenza, si conserva una delle rare testimonianze pittoriche della preistoria italiana. Il Riparo Ranaldi rappresenta un'eccezionalità nel panorama archeologico meridionale, custodendo figure umane e animali che continuano a intrigare gli studiosi con molteplici significati simbolici.
Scoperta e ubicazione del sito
L’isolata parete rocciosa del Riparo Ranaldi si innalza nella contrada Carpini di Filiano, a circa 800 metri di quota, circondata dalle campagne e dal torrente Bradanello. Scoperto negli anni Sessanta dall’archeologo Francesco Ranaldi (che diresse il Museo Archeologico Provinciale di Potenza dal 1954 al 1988), il sito rimase a lungo scarsamente documentato, noto localmente con il nome errato di Tuppo dei Sassi. Ancora oggi il luogo è raggiungibile mediante una camminata di una ventina di minuti guidati da esperti, gestita direttamente dall’amministrazione comunale in collaborazione con associazioni territoriali.
Le figure rupestri e le loro rappresentazioni
Circa trenta disegni colorano una parete verticale di modeste dimensioni (65 centimetri d’altezza e 52 di larghezza). Realizzati in ocra rossastra, raffigurano cervi, cani, forme geometriche polilobate, pettiniformi e figure umane stilizzate. Le immagini documentano come le comunità insediate in quest’area fossero capaci di concettualizzare la realtà quotidiana e il rapporto con l’ambiente circostante attraverso linguaggi visivi. L’assenza di altre testimonianze pittoriche in tutta la Basilicata sottolinea l’eccezionalità di questo deposito culturale nel territorio lucano.
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Interpretazioni e dibattito scientifico
Nel corso dei decenni, la comunità scientifica ha proposto letture differenti delle figure. Biancofiore ha riconosciuto una «scena di caccia», connettendola alle tradizioni del tardo-Mesolitico di cacciatori-raccoglitori nomadi. Ranaldi stesso teorizzò pratiche di caccia tribale organizzata, eventualmente associata a rituali di rilevanza simbolico-religiosa. In anni più recenti, Edoardo Borzatti von Löwenstern ha interpretato i cervi come maschi adulti intenti nel comportamento territoriale tipico della specie, collocando l’esecuzione delle pitture tra il tardo Paleolitico e il Mesolitico, con probabili fasi di riesecuzione. Nel 2012, Antonio Affuso ha proposto una cronologia successiva all’ultima glaciazione Wurm, suggerendo che la figura antropomorfa richiami la simbologia della Dea Mater, diffusa nelle culture pre-protostoriche mediterranee ed europee.
Un patrimonio legato al territorio
Le pitture del Riparo mantengono stretti legami con l’identità contemporanea della regione. Ogni settembre, la Sagra del Pecorino DOP di Filiano celebra simultaneamente il prodotto caseario locale e il patrimonio culturale preistorico del territorio. La produzione di formaggio di pecora, il cui allevamento ha radici nel Mesolitico secondo le tracce archeologiche, rappresenta una continuità storica dall’epoca delle prime comunità raffigurate fino ai giorni nostri, alimentata dalle eccezionali caratteristiche dei pascoli basilicati.