Vai al contenuto
sabato 10 Ottobre 2026
Tribune Italia
Da leggere
●Caregiver familiari, senza un censimento e con 257 milioni per il 2027: «Non vogliamo più essere invisibili»●CinemAmbiente verso i trent’anni: «Il cinema aiuta a cambiare, partendo dalle scelte personali»●Pfas, l’inchiesta di Lavialibera: così le sostanze chimiche russe continuano a entrare in Europa●Milano acquista 70 stampe di Gabriele Basilico: «Ritratti di fabbriche» entra nell’Archivio civico●«Cyberpunk 2077» al cinema: Paramount sviluppa un film live action con Lorenzo di Bonaventura●Peste polmonare in Siberia, gli Stati Uniti chiedono chiarimenti a Mosca●Abusi nell’infanzia, uno studio dell’UCLA li collega a differenze nella struttura del cervello●Morbillo in Pennsylvania: quasi mille casi, cinque morti e il timore di un’epidemia più grande di quella contata●Gli Aerosmith tornano sul palco: due concerti evento all’Hollywood Bowl con una lunga lista di ospiti●Bollette di luce e gas: con i rincari, cresce la richiesta di offerte a prezzo fisso●Claudio Baglioni torna a Villa Borghese: sette concerti a Roma dal 24 ottobre●Righeira, dieci cose da sapere sul duo che ha fatto ballare gli anni Ottanta

Arte

Il linguaggio universale di Keith Haring: come l’arte underground diventa patrimonio istituzionale

Una retrospettiva a Roma ricostruisce il percorso dell'artista che trasformò la metropolitana in galleria

📰Rassegna stampa
Keith Haring op de Centrale Markthallen te Amsterdam (1)
Foto di repertorio · Eriksw · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

La carriera di Keith Haring rappresenta uno dei percorsi più singolari nell'arte contemporanea: partendo dal gesso bianco sui pannelli pubblicitari della metropolitana newyorkese, arrivò a occupare le principali istituzioni culturali mondiali senza tradire i principi che lo animavano. A quarant'anni dalla sua prima apparizione italiana a Roma, una grande retrospettiva riconsegna la città un capitolo decisivo della sua storia artistica.

Elementi semplici, significati molteplici

I segni che caratterizzano il lavoro di Haring—bambini circondati da raggi, cani che abbaiano, corpi in movimento—funzionano come una grammatica visiva. Ciò che colpisce è la loro apparente semplicità, il modo in cui attraversano frontiere geografiche e culturali senza richiedere intermediazione. La scelta di lasciare prive di titolo molte composizioni non rappresenta un’assenza: rimette interamente al fruitore il compito di interpretazione. Serpenti, croci, angeli, piramidi si caricano di significati che rimandano all’arte africana, alle civiltà precolombiane e all’iconografia cristiana incontrata durante i soggiorni italiani.

Uno spazio tra i ritmi della città

L’esperienza formativa di Haring si radicava profondamente nella New York underground. Non operava in isolamento, ma frequentava i club della downtown—come il Club 57 e il Paradise Garage—stringendo relazioni con musicisti e performer. I manifesti, le scenografie, le copertine di dischi rappresentavano altrettanti campi di sperimentazione. Il metodo di lavoro stesso conservava l’impronta di questa immersione: nessun disegno preparatorio, nessuna composizione precostituita. Le linee prendevano forma direttamente sulla superficie, con velocità quasi improvvisata, e il risultato pulsava di un ritmo quasi musicale, come se le figure stesse ballassero nello spazio.

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

Il confine che si sposta

Nei Subway Drawings, iniziati nel 1980, Haring portò l’arte dove il pubblico non si recava consapevolmente. Un pezzo di gesso, i pannelli vuoti della stazione metropolitana: migliaia di persone quotidianamente si trovavano di fronte un’opera senza aver varcare la soglia di un museo. Nel 1984, la Capitale romana gli offrì uno spazio istituzionale—il Palazzo delle Esposizioni—dove realizzò un murale sulla scalinata, effimero e oggi scomparso. Quel gesto, benché breve, documenta il momento in cui il confine tra pratica urbana e sistema dell’arte cominciava a dissolversi.

Dall’energia vitale alla consapevolezza del limite

In Apocalypse, realizzato nel 1988, Haring traspose le visioni di William S. Burroughs in immagini di caos e distruzione. L’opera segna un passaggio cruciale: il momento in cui l’energia vitale che animava i segni precedenti incontra la consapevolezza di una fine. Haring traduceva attraverso il disegno non soltanto una visione estetica, ma una condizione umana che si trasformava nel corso della sua vita.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 300 × 250Scrivici