Bellocchio e il mistero irrisolto di Aldo Moro: quando la storia diventa dramma televisivo
La miniserie Netflix racconta i cinquantacinque giorni che cambiarono l'Italia, sollevando domande ancora senza risposta.
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Un evento ha segnato profondamente la memoria collettiva italiana: il rapimento del presidente democristiano Aldo Moro nella primavera del 1978. Marco Bellocchio affronta questo capitolo cruciale della storia nazionale attraverso una miniserie strutturata come un'indagine nel labirinto delle scelte politiche e dei misteri mai completamente risolti.
Il contesto di quella mattina di marzo rimane centrale per comprendere le ragioni dell’attacco. Moro stava realizzando un progetto politico destinato a trasformare gli equilibri nazionali: l’apertura della Democrazia Cristiana al Partito Comunista, una mossa che avrebbe portato per la prima volta il PCI al governo di un paese occidentale. Una scelta che preoccupava non solo Roma, dove gli assetti di potere tradizionali tremavano, ma anche Washington, ancora intrappolata nella logica della Guerra Fredda. Secondo Moro, solo questo compromesso storico poteva stabilizzare la nazione e sottrarre consensi alle organizzazioni eversive. Il suo arresto interrompe bruscamente questo disegno.
L’esecuzione militare e la sparizione
L’agguato di via Fani rappresentava un’operazione pianificata nei dettagli: brigatisti travestiti, una sparatoria fulminea che annientò la scorta, il rapimento realizzato senza intoppi. Dopo il sequestro, Moro attraversò più nascondigli segreti mentre l’Italia intera si divideva su una questione fondamentale: trattare con i terroristi oppure resistere? I cinquantacinque giorni che seguirono furono scanditi da lettere strazianti del prigioniero e da comunicati delle Brigate Rosse, trasformando il dramma privato in una crisi di Stato.
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La ricostruzione di Bellocchio tra realtà e soggettività
La miniserie non procede in maniera cronologica lineare, bensì attraverso tre blocchi narrativi che si concentrano su dimensioni diverse dell’evento: la prospettiva di Moro nei primi momenti, il ruolo cruciale di Francesco Cossiga negli sforzi di localizzazione, i depistaggi e le piste false che avvicinarono le autorità senza mai consentire il salvataggio. Un episodio particolare, quello del lago della Duchessa, illustra come Cossiga ricorse a un comunicato falso per testare le reazioni pubbliche all’ipotesi della morte di Moro.
L’interpretazione di Fabrizio Gifuni sceglie una strada di misuratezza: non propone un eroe, ma un uomo che scopre il significato profondo dell’essere sacrificabile, una figura utilizzata come pedina dalla ragion di Stato. Accanto a lui, un cast di rilievo supporta questa rilettura dei momenti decisivi.
Una ferita che non cicatrizza
Quarantasette anni dopo gli eventi, Bellocchio restituisce questi giorni non come capitolo definitivamente chiuso, bensì come problema aperto. La narrazione funziona simultaneamente come memoria storica e come esercizio di responsabilità collettiva, sollevando interrogativi su cosa la nazione abbia veramente compreso da quella tragedia.