Vai al contenuto
sabato 10 Ottobre 2026
Tribune Italia
Da leggere
●Caregiver familiari, senza un censimento e con 257 milioni per il 2027: «Non vogliamo più essere invisibili»●CinemAmbiente verso i trent’anni: «Il cinema aiuta a cambiare, partendo dalle scelte personali»●Pfas, l’inchiesta di Lavialibera: così le sostanze chimiche russe continuano a entrare in Europa●Milano acquista 70 stampe di Gabriele Basilico: «Ritratti di fabbriche» entra nell’Archivio civico●«Cyberpunk 2077» al cinema: Paramount sviluppa un film live action con Lorenzo di Bonaventura●Peste polmonare in Siberia, gli Stati Uniti chiedono chiarimenti a Mosca●Abusi nell’infanzia, uno studio dell’UCLA li collega a differenze nella struttura del cervello●Morbillo in Pennsylvania: quasi mille casi, cinque morti e il timore di un’epidemia più grande di quella contata●Gli Aerosmith tornano sul palco: due concerti evento all’Hollywood Bowl con una lunga lista di ospiti●Bollette di luce e gas: con i rincari, cresce la richiesta di offerte a prezzo fisso●Claudio Baglioni torna a Villa Borghese: sette concerti a Roma dal 24 ottobre●Righeira, dieci cose da sapere sul duo che ha fatto ballare gli anni Ottanta

Arte

Charles-Edouard Jeanneret e la reinvenzione del linguaggio costruttivo

Come lo pseudonimo Le Corbusier racchiude la rivoluzione architettonica del Novecento

📰Rassegna stampa
The castellated and domestic architecture of Scotland, from the twelfth to the eighteenth century (1887) (14598600797)
Foto di repertorio · Internet Archive Book Images · No restrictions · Wikimedia Commons

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

La scelta di un nome nuovo rappresenta spesso un atto di emancipazione creativa. Per l'architetto svizzero che nel 1920 si ribattezzò Le Corbusier, questo cambio di identità segnava il taglio netto con il passato e l'ingresso in una stagione di sperimentazione radicale che avrebbe trasformato il modo di progettare edifici e città.

Le radici di uno sperimentatore

Nato nel 1887 a La Chaux-de-Fonds, Charles-Edouard Jeanneret-Gris non seguì una formazione lineare verso l’architettura. La sua preparazione iniziale come incisore e orologiaio fornì una base tecnica e artigianale dalla quale sviluppò una sensibilità verso la precisione e la funzionalità. Durante i viaggi europei esplorò le civiltà costruttive del passato: fu l’architettura classica e rinascimentale italiana a generare in lui quell’interesse profondo per i principi organizzatori dello spazio che avrebbe guidato tutta la sua ricerca futura. Naturalizzato francese nel 1930, trasferì il fulcro della sua attività a Parigi, diventando una figura centrale della cultura progettuale europea.

Il sistema dei cinque punti e oltre

La teorizzazione accompagnò costantemente la pratica costruttiva. Con pubblicazioni come “Verso un’architettura” (1923), introdusse l’impiego sistematico di materiali industriali e il ricorso alla razionalità come principio guida della progettazione. La Villa Savoye a Poissy realizzata nel 1931 materializzo i «cinque punti dell’architettura», divenendo manifesto visibile dell’estetica moderna. Più tardi, la Cappella a Ronchamp segnò una piega verso linguaggi meno ortogonali e maggiormente intimisti, mostrando una personalità creativa capace di evolvere. L’Unità di Abitazione a Marsiglia rappresentò il suo impegno verso soluzioni abitative democratiche e serializzabili.

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

Un pensiero urbanistico globale

Oltre alle singole costruzioni, Le Corbusier concepì visioni di città. Il Piano Voisin per Parigi nel 1925 e il modello della Ville Radieuse descrivevano metropoli in cui grattacieli residenziali dialogavano con ampi spazi aperti. Nel 1928 co-fondò il CIAM, congresso che diffuse i metodi del Movimento Moderno negli assetti urbani del dopoguerra. In India, il Capitol Complex a Chandigarh materializzo questo pensiero su scala monumentale, combinando ideali occidentali con il contesto subcontinentale.

L’eredità e il riconoscimento

L’UNESCO ha iscritto diciassette sue opere nel Patrimonio dell’Umanità nel 2016, descrivendole come «testimonianza dell’invenzione di un nuovo linguaggio architettonico». Questi lavori comprendono edifici residenziali, sacri e complessi urbani di grande ambizione.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 300 × 250Scrivici