Come la memoria collettiva e il linguaggio artistico trasformano il dolore in testimonianza.
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La notte del 27 giugno 1980, un aereo civile con 81 persone a bordo sparì nel Tirreno tra Ponza e Ustica. Per anni, il silenzio istituzionale e le spiegazioni ufficiali coprirono la tragedia con il velo di una teoria del cedimento strutturale, fino a quando la determinazione di pochi attori—familiari delle vittime, magistrati, giornalisti—riportò alla luce quella che la sentenza del 1999 definirebbe una guerra aerea nel nostro spazio aereo.
Il lungo cammino verso l’accertamento
Dalla metà degli anni Ottanta, il movimento per la verità guadagnò terreno attraverso il lavoro dell’Associazione Parenti delle Vittime e grazie al magistrato Rosario Priore, che dedicò straordinario impegno a fare luce sui fatti. Il Giudice Priore mise nero su bianco nella sua sentenza ordinanza una conclusione che restituiva dignità alla ricerca: il DC9 era stato abbattuto. Questo riconoscimento rappresentava la vittoria di una battaglia combattuta contro l’indifferenza e l’omertà delle istituzioni, contro quella che Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione, definisce «un vero muro di gomma». Eppure, come sottolinea la stessa Bonfietti, «il bisogno di verità» prevalse sul dolore e la rassegnazione.
Memoria e linguaggio artistico
Nel 2007, a Bologna nacque il Museo per la Memoria di Ustica, una istituzione dove storia e arte si intrecciano. Lo spazio ospita il relitto dell’aereo e un’installazione permanente dell’artista francese Christian Boltanski, che accettò di «stare al fianco» della ricerca memoriale trasformandola in linguaggio visivo. L’opera di Boltanski abbraccia il relitto dialogando con esso, creando un’atmosfera dove il dolore trova voce attraverso forme sensibili. Decine di migliaia di visitatori hanno attraversato quelle sale, lasciando frasi, emozioni e suggestioni scritte, trasformando lo spazio in archivio vivo di testimonianze collettive.
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Una rassegna continua di voci artistiche
Dal 2009 la rassegna «Attorno al Museo» propone, ogni estate dal 27 giugno al 10 agosto, eventi di teatro, poesia, musica e video-installazioni. Artisti, musicisti e attori creano opere site-specific pensate per quel luogo specifico, generando quella che l’articolo chiama «una narrazione artistica in grado di scendere nel profondo della memoria». Queste esperienze hanno originato pubblicazioni editoriali e una ricca documentazione destinata alle nuove generazioni. I manifesti delle rassegne sono diventati essi stessi forme di arte, e il Photolux Festival 2024 testimonia questo percorso con lavori come «Cielo stellato» di Antonello Ghezzi, proprietà dell’Associazione.
La battaglia senza fine
Secondo Bonfietti, permane un vuoto cruciale: l’identità di chi compì l’abbattimento dell’aereo civile resta ancora da accertare pienamente. La ricerca della verità continua, sostenuta dalle dinamiche comunicative che il Museo e l’Associazione mantengono aperte verso la città. L’arte, in questo senso, non rappresenta semplice memoria passiva, bensì strumento permanente di interrogazione e testimonianza, una pratica che «caparbiamente non soccombe dinanzi alle difficoltà» e continua a cercare risposte.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
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