L’altra faccia di Picasso: quando il genio sceglie la ceramica e l’autoironia
Una mostra romana restituisce il maestro spagnolo nei suoi lati più intimi e sperimentali
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L'immaginazione collettiva ha fissato Picasso nel cubismo, tra volti frammentati e spazi distorti. Tuttavia, l'artista ha trascorso decenni esplorando linguaggi molto diversi, dalla plasmatura della ceramica alle tecniche incisorie, costruendo nel contempo una rete di amicizie e collaborazioni che ha nutrito profondamente la sua ricerca creativa.
Un artista in continua trasformazione
La mostra allestita al Museo Storico della Fanteria di Roma fino a gennaio 2025 propone un percorso che abbandona la narrazione lineare per seguire due filoni complementari: da una parte la molteplicità di tecniche che Picasso ha praticato nel corso della sua lunga esistenza; dall’altra, gli affetti e le relazioni umane che hanno accompagnato il suo sviluppo artistico. Raccogliendo oltre cento opere da istituzioni spagnole di prestigio e da collezioni private, l’esposizione attraversa approssimativamente cinquant’anni di lavoro, concentrandosi soprattutto sugli ultimi decenni trascorsi in Costa Azzurra.
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La ceramica come gesto di libertà
Uno dei capitoli più significativi riguarda la scoperta della ceramica negli anni Cinquanta a Vallauris, dove Picasso collaborò con l’atelier Madoura di Suzanne e Georges Ramié. Dieci esemplari esposti dimostrano come abbia operato una trasformazione radicale di un’arte fino allora confinata nell’ambito artigianale: piatti, vasi e sculture divengono opere complete, decorate con quella inventiva senza freni che lo ha sempre caratterizzato. Parallelamente, la linoleografia – tecnica scoperta e perfezionata nel medesimo periodo – gli permise di creare manifesti per le proprie esposizioni, sfruttando la versatilità del materiale con risultati sorprendenti. Venti linoleum realizzati tra il 1958 e il 1961 testimoniano questa ricerca instancabile.
Figure del teatro e della strada
Arlecchino, i saltimbanchi e i personaggi del circo rappresentano temi ricorrenti nel suo vocabolario figurativo: sin dal periodo blu, frequentava i clown montmartrini vedendo in loro non semplici intrattenitori, ma specchi dell’alienazione e della difficoltà relazionale umana. L’acquaforte del 1905 e la collotipia del 1901 qui esposte raccontano questo universo delicato e complesso. Particolarmente rilevante risulta la sezione dedicata a “Le Tricorne”, il balletto spagnolo del 1919 per il quale realizzò costumi e scenografie: venticinque fototipi su trentatré mostrano la sua straordinaria capacità di navigare tra linguaggi diversi, dalla plastica al teatro, sempre illuminati da quella vitalità cromatica mediterranea.
L’uomo dentro il mito
La sezione fotografica rappresenta forse il momento più intimo della mostra. Quindici immagini scattate tra il 1951 e il 1973 ritraggono Picasso nella villa La Californie a Cannes, circondata dalla famiglia e dalla capra Esmeralda, o in pose scherzose come Braccio di Ferro. Questi scatti, realizzati da fotografi amici, svelano un maestro caratterizzato da curiosità insaziabile, autoironia e gioia di vivere: aspetti raramente colti nei volumi di storia dell’arte. La mostra si configura dunque come un’occasione per ricomporre il profilo umano dietro la leggenda.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
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