Quando il corpo danza la sofferenza. La ricerca di Sieni tra movimento e compassione
Un'esperienza coreografica che trasforma il dolore collettivo in gesto visibile, nel dialogo tra Bach e la riflessione contemporanea sulla morte
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La coreografia affonda le radici in composizioni barocche, ma parla al presente attraverso il linguaggio del corpo. Virgilio Sieni ha scelto di ripensare uno dei suoi progetti fondamentali, ponendo al centro una domanda urgente: come rappresentare il dolore altrui senza intermediari?
Lo spazio come personaggio vivo
Il luogo in cui si svolge la performance non è neutro. Cango possiede una dimensione quasi narrativa, carica di stratificazioni storiche e di una densità che coinvolge chi entra. Questa qualità ambientale diventa alleata della ricerca artistica, consentendo a ogni esecuzione di acquisire tratti singolari e talvolta irripetibili. L’architettura dello spazio favorisce una relazione di prossimità tra chi guarda e chi si muove, elemento decisivo per ciò che il coreografo intende comunicare.
Il dialogo tra musica e sofferenza
Le Tre sonate per viola da gamba di Bach costituiscono l’armatura sonora della creazione. Originariamente, il progetto incorporava altre stratificazioni mediali: una proiezione video e la presenza di musica dal vivo. Nella versione risalente a 2024, queste scelte si sono trasformate. L’assenza di elementi visuali aggiuntivi riflette una consapevolezza: il mondo offre già troppe immagini di dolore. Di conseguenza, «la prossimità dei corpi» diventa il vero strumento comunicativo, il canale attraverso cui nasce una possibilità di comunione empatica tra lo spettatore e chi agisce.
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I corpi nello stato di rovina
L’ingresso dei danzatori costituisce un momento perturbante: camminano sulle ginocchia, figure ridotte, negate nella loro forma ordinaria. Questo inizio non descrive il dolore in modo illustrativo, ma lo incarna. Gli interpreti—tra cui spiccano le capacità plastiche e la sensibilità gestuale di figure come Boldrini, Giunti, Palumbo e Squarzoni—dimostrano una sincronizzazione profonda con il linguaggio coreico del maestro. La performer Moreddu raggiunge momenti di trasfigurazione in cui il corpo trasmette sofferenza attraverso il rallentamento, la sospensione temporale, obbligando lo spettatore a uno statuto di contemplazione impotente e necessaria.
La domanda etica dietro il movimento
Ciò che emerge non è una denuncia esplicita, bensì un’indagine sulla nostra capacità di sentire e stare di fronte al dolore. Sieni propone un’etica dello sguardo: ridurre gli elementi che distraggono, affinché il movimento stesso diventi testimonianza e invito a una comunità di compassione consapevole dei propri limiti.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
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