Quando l’architettura ripensa sé stessa: le lezioni di una crisi globale
Un'indagine sulla responsabilità progettuale e le trasformazioni dello spazio abitativo di fronte ai cambiamenti epocali
Pubblicità
La pandemia ha costretto a interrogarsi su come vivono gli uomini e come dovrebbero vivere. Alessandra Coppa, architetto e storica dell'architettura contemporanea, ha raccolto in un volume le visioni di quindici prestigiosi studi internazionali per esplorare come la progettazione può contribuire a costruire il futuro dell'abitare.
Lo sguardo retrospettivo sulla città ideale
Affrontare il tema dell’abitazione del domani richiede di guardare indietro. Dal XVIII secolo sino alle grandi utopie urbane del Novecento – dalle visioni razionaliste di Le Corbusier alla Broadacre City di Frank Lloyd Wright – emerge un filo rosso: il desiderio di ripensare radicalmente il modo di stare insieme. Nel Movimento Moderno questo impulso si concretizza nell’idea della casa come ambiente ottimizzato e replicabile, capace di rispondere alle necessità di ampi segmenti della popolazione attraverso l’efficienza funzionale. Gli anni Sessanta portano una sensibilità diversa: l’innovazione tecnologica si fonde con l’immaginazione, generando nuove forme ispirate alle capsule spaziali, celebrate nella storica mostra The New Domestic Landscape al MoMA di New York nel 1972.
Una professione in cerca di direzione
L’antropologo Marc Augé ha definito il presente contemporaneo come «immobile», condizione che riflette una crisi della responsabilità progettuale. Molti architetti intervengono sul territorio con scarsa consapevolezza delle implicazioni a lungo termine delle loro scelte, divenendo talvolta meri esecutori delle volontà del mercato immobiliare. Vittorio Gregotti ha criticato duramente questa deriva, denunciando come « la disciplina sia diventata servitrice senza critica della finanza », riducendo il professionista a un produttore di immagini piuttosto che di progetti consapevoli. La responsabilità del progettista non può limitarsi al presente: ogni intervento segna indelebilmente il contesto, modifica percezioni e equilibri, coinvolgendo anche le generazioni future.
Pubblicità
Precedenti storici di trasformazione
La storia insegna che le grandi crisi hanno sempre rimodellato gli spazi in cui abitiamo. La sanificazione urbana seguita alla pandemia influenzale del 1920 introdusse nella progettazione delle città criteri legati alla ventilazione naturale e alla salubrità, portando alla nascita di quartieri costruiti secondo questi nuovi principi. Se questa dinamica si ripete, come suggerisce l’osservazione storica, allora la crisi del 2020 rappresenta un momento di discontinuità radicale non solo per la società, ma anche per il modo di concepire l’ambiente costruito.
Lo spazio come prodotto di scelte consapevoli
Tra i professionisti coinvolti nel volume di Coppa emerge un’esortazione condivisa: il momento presente offre l’occasione per riallineare l’architettura con una visione consapevole delle trasformazioni necessarie. Non si tratta semplicemente di adattare la casa a nuove esigenze funzionali, bensì di ripensare completamente i rapporti tra abitazione, comunità e ambiente. Iniziative come la Biennale di Architettura del 2016 e la Triennale di Milano del 2019 hanno dimostrato che esiste una sensibilità crescente verso questioni ambientali e sociali. Tuttavia, perché questa consapevolezza si traduca in pratica diffusa, occorre che gli architetti ritornino a una concezione consapevole del proprio ruolo, non rinunciando alla propria responsabilità nel giudicare e orientare le scelte progettuali.