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lunedì 26 Ottobre 2026
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Spettacolo

Brett Morgen e il viaggio nella filosofia dell’impermanenza: il documentario autorizzato su David Bowie

Come un film rifiuta la biografia convenzionale per raccontare un artista che incarnava il costante rinnovamento

🗂️Dall’archivio
Brett Morgen e il viaggio nella filosofia dell'impermanenza: il documentario autorizzato su David Bowie
Foto di repertorio · Evert Larock · Public domain · Wikimedia Commons

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Nel 2022 esce il primo documentario ufficialmente autorizzato sugli ultimi decenni di David Bowie, diretto da Brett Morgen con la supervisione del leggendario produttore Tony Visconti. Piuttosto che seguire la struttura tradizionale del biopic, il film abbandona la linearità cronologica per immergere lo spettatore in un percorso sensoriale e concettuale che rispecchia la stessa visione del mondo dell'artista.

Il materiale inedito e l’accesso autorizzato

L’approvazione degli eredi di Bowie ha permesso al progetto di accedere a un archivio vastissimo di footage precedentemente vietato, trasformando il racconto in qualcosa di radicalmente nuovo. Non si tratta di scene banali, ma di momenti catturati dall’aura magnetica del soggetto: Bowie che attraversa spazi deserti, accende sigarette l’una dopo l’altra, siede in stanze dai colori espressivi in attesa di interviste. La scelta di affidare il sound design a Visconti ha significato concretamente che il film funziona come esperienza multisensoriale, richiedendo massimo volume e visione in sala cinematografica.

Una passeggiata dentro il cosmo Bowie

Moonage Daydream non costruisce la vita di Bowie secondo la logica causale del racconto biografico. Invece, invita il pubblico a muoversi liberamente attraverso la costellazione di visioni, canzoni ed esibizioni che lo definirono. L’apertura con il remix di “Hallo Spaceboy” dei Pet Shop Boys annuncia subito questa poetica: velocità, frammentarietà, immersione. Chi possiede precedenti conoscenze può seguire il filo narrativo; chi no può lasciarsi trascinare dal flusso. Questo equilibrio rivela una struttura che accoglie tutti gli spettatori senza condiscendenza, rifiutando spiegazioni didascaliche.

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La filosofia della mobilità come struttura narrativa

Morgen traduce in linguaggio cinematografico i presupposti filosofici che guidarono Bowie per tutta la sua vita. La teoria buddhista dell’impermanenza di ogni cosa si riflette nella mobilità del montaggio e nel disinteresse totale per le conclusioni definitive. Il film mostra l’artista come figura nomade non solo geograficamente—da Kyoto al delta cambogiano, da Berlino al Kenya—ma esistenzialmente, sempre in movimento verso il prossimo stadio di reinvenzione. Questo andamento non è casuale: rispecchia il culto nietzschiano della volontà e della trasformazione continua che permeò tutta la ricerca artistica di Bowie.

Il paradosso tra fama e solitudine

Un’immagine particolarmente efficace incarna la tensione che attraversa l’intera opera: Bowie all’apice del successo nel 1982, bellissimo e consacrato, eppure ritratto in non-luoghi che manifestano le solitudini profonde dei suoi lavori più oscuri. Questa coesistenza di gloria esterna e interiorità riflessiva emerge dalla struttura stessa del film, che rifiuta di risolvere Bowie in un’unica interpretazione. Era il dio dorato del pop, ma anche l’intellettuale schivo, il lettore di Nietzsche, l’uomo che rifiutò di possedere una casa fino al matrimonio perché la stabilità avrebbe compromesso la sua capacità di rinnovamento perpetuo.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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