Quando la geometria divenne linguaggio. Il mistero delle uova di struzzo incise dell’Africa preistorica
Una ricerca italiana esamina i segni lasciati 60.000 anni fa e scopre tracce di complessità cognitiva
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Frammenti di gusci d'uovo decorati con precisione geometrica, conservati in tre siti archeologici sudafricani e namibiani, raccontano una storia sorprendente. Un gruppo di ricercatori delle università di Bologna e La Sapienza ha pubblicato su Plos One un'analisi che suggerisce come i nostri antenati praticassero già una forma sofisticata di rappresentazione grafica, fondata su regole interne coerenti e pianificazione consapevole.
La ricerca si concentra su materiali risalenti alla cultura di Howiesons Poort, una delle manifestazioni più significative dell’Età della Pietra Media africana. I tre siti coinvolti nello studio — Klipdrift Shelter in Sudafrica, Diepkloof Rock Shelters e Apollo 11 Cave in Namibia — hanno restituito frammenti che, pur provenendo da locazioni diverse, condividono elementi decorativi sorprendentemente coerenti. Secondo gli autori, queste testimonianze potrebbero datarsi tra 65.000 e 60.000 anni fa, rappresentando probabilmente i più antichi esempi di incisioni geometriche su superfici dure di origine animale.
Segni che raccontano un’intenzione
L’aspetto centrale della ricerca riguarda la natura di queste incisioni. Piuttosto che tracce casuali, gli studiosi hanno individuato linee rette, segmenti paralleli, angoli precisi e motivi a banda o griglia, tutti realizzati con un grado di ripetizione elevato e significativamente regolare. L’analisi di 112 frammenti ha permesso di scomporre i decori in elementi base e di valutare se rispondessero a «”eventi casuali” oppure al risultato di meccanismi cognitivi iterativi accompagnati da una pianificazione visuo-spaziale». Questo tipo di pianificazione implica la capacità di organizzare mentalmente azioni complesse utilizzando informazioni visive e le relazioni spaziali tra oggetti.
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Una grammatica geometrica prima della scrittura
Ciò che emerge dallo studio è la possibile esistenza di una «”grammatica geometrica”», ovvero un insieme coerente di procedure operative che guida la realizzazione dei motivi decorativi. In altre parole, le operazioni eseguite seguono una logica interna stabile e ricorrente, paragonabile al modo in cui oggi si standardizzano i decori su ceramiche o rivestimenti. Le distanze tra le incisioni, il parallelismo, il grado di intersezione e la configurazione complessiva non appaiono frutto di improvvisazione, ma di un programma visivo pianificato prima dell’esecuzione. Homo sapiens durante la fase finale del Paleolitico medio africano poteva dunque dominare rappresentazioni geometriche attraverso intenti consapevoli e ripetuti.
Ancora molte domande aperte
Gli autori sottolineano tuttavia che questa rimane «una prima, iniziale, analisi quantitativa». Affinché le conclusioni si rafforzino, serviranno ulteriori indagini dirette sui reperti archeologici e studi sperimentali che replicano il processo di incisione. La pratica di decorare gusci d’uovo di struzzo come contenitori era comune nell’Africa meridionale anche in periodi successivi, ma il significato profondo di questi specifici motivi geometrici — se fossero puramente estetici, simbolici o funzionali — rimane ancora da chiarire.
