Vai al contenuto
martedì 27 Ottobre 2026
Tribune Italia
Da leggere
●Eccellenze 2026, il Parlamento rende omaggio all’Esercito Italiano e ai Paracadutisti della Folgore: sentinelle discrete delle Istituzioni e dei cittadini●Eccellenze 2026: alla Camera una giornata tra ricerca europea, Forze Armate e territori fragili●Un tesoro nascosto in soffitta ha dato un nuovo destino a un uomo●Proteste degli autotrasportatori e l’incertezza del sistema scolastico●PLAYGROUND 2026 cerca giovani attori per spettacolo 2027●«L’ultimo forte»: un futuro in bilico tra pace e menzogna●Liberazione di due ostaggi in Africa: un ruolo chiave della Libia●Un universo tra memoria e speranza●Mostar: il ponte ricostruito racconta una città tra storia e guerra●Lo spazio delle scelte: un podcast indaga le dinamiche relazionali●Nuovo vertice per HuffPost Italia●Sardegna in scena: un progetto per il futuro della cultura

Spettacolo

Il cinema tra provincia e industria. L’inchiesta sulla settima arte italiana negli anni Settanta

Una ricerca sulla vitalità popolare e l'emarginazione creativa nel sistema filmico nazionale

🗂️Dall’archivio
Il cinema tra provincia e industria. L'inchiesta sulla settima arte italiana negli anni Settanta
Foto di repertorio · Lalupa · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

Nel 1978 quattro registi italiani si cimentarono in un'inchiesta televisiva sulla condizione del cinema nazionale, indagando come il desiderio di fare film emerge dalle periferie geografiche e creative del Paese. Il lavoro si configura come diagnosi di una fase critica, quando il sogno cinematografico si contrappone sistematicamente alle difficoltà strutturali dell'industria.

Dalla provincia il moto cinematografico

La ricerca muove dalle figure di autori amatoriali radicati in piccoli centri italiani. Tony De Bonis, protagonista della prima sezione, realizza film rudimentali dalla remota Ceccano, nella provincia di Frosinone, aspirando a una visibilità maggiore partendo da un’umiltà congenita all’ambiente. I suoi lavori, come quello incentrato sulla Resistenza, attingono a sentimenti nazionali consolidati, rivelando come la cultura di massa filmica abbia penetrato anche le comunità più isolate. Accanto a De Bonis emerge la figura di Pietro Bartoli, la cui pratica cinematografica si intreccia con elementi mistici e forme di cattolicesimo popolare locale. La macchina cinema pone così lo sguardo su come la religiosità diffusa e l’ideologia conformista caratterizzano il modo in cui figure periferiche approcciano la narrazione filmica, riflettendo dinamiche sociali più ampie.

Tra sacro e immagine moderna

Pietro Bartoli, scultore di madonne, incarna il dialogo fra tradizione e contemporaneità. La sua dedizione artistica al sacro e contemporaneamente al cinema suggerisce un parallelo: la settima arte potrebbe assolvere nella cultura popolare la funzione che l’arte religiosa ha storicamente esercitato. Tale osservazione pone il cinema come fenomeno che mescola antico e moderno, tradizione rurale e aspirazione alla visibilità attraverso l’immagine. Gli autori dell’inchiesta scavano nel peso culturale di queste dimensioni, interrogando come il conformismo ideologico e la religiosità si intrecciano nelle scelte creative.

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

Gli autori fuori dalla corrente

La seconda sezione dell’inchiesta affronta Franco Piavoli, figura rappresentativa dell’emarginazione interna al sistema industriale. Pittore e cineasta dotato, Piavoli ha scelto (o subito) una marginalità consapevole, rifiutando prassi estetiche consolidate a livello nazionale. Inattivo per un decennio al momento delle riprese, la sua vicenda rivela come l’adesione a scelte stilistiche radicali comporti il rischio dell’esclusione dal circuito produttivo. La sua riflessione lega l’attività creativa a questioni psicanalitiche profonde, tratteggiando come il desiderio di fare cinema emerga da stratificazioni psichiche e familiari, non solo da contingenze economiche.

Una radiografia della crisi

L’operazione compiuta da Bellocchio e dai suoi collaboratori restituisce un quadro complesso: il cinema italiano emerge come campo di tensione fra aspirazioni popolari autentiche e vincoli strutturali. La ricerca non fotografa semplice folklore, ma registra come la cultura nazionale continui a circolare e trasformarsi ai margini, contaminando pratiche amatoriali con retoriche ufficiali. Il progetto documenta una fase in cui il medium filmico conservava ancora centralità culturale, prima che altre tecnologie della rappresentazione ne trasformassero la funzione sociale.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

Pubblicità

Pubblicità — Wise