Vajont, 63 anni dopo: un nuovo studio sull’onda e il ricordo ferito dal vandalismo
OGS e Università di Parma indicano che la frana era formata da due blocchi di diversa composizione; a Nordest le commemorazioni del 9 ottobre
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Il 9 ottobre 1963 dal monte Toc si staccò una frana di 263 milioni di metri cubi nel bacino del Vajont: l'onda uccise 1.917 persone a Longarone e dintorni.
La frana cadde nell’invaso, che conteneva 115 milioni di metri cubi d’acqua; fra 25 e 30 milioni tracimarono dalla diga investendo Longarone. Quattrocento vittime non furono mai ritrovate. La diga ha retto ed è ancora lì, monito perenne: nessuno passa da Longarone senza sollevare lo sguardo verso quella valle laterale.
Un anniversario del Nordest
Nel resto d’Italia è un anniversario meno sentito, ma tra le province di Belluno, Pordenone e Treviso ogni anno ci si ferma per le commemorazioni. Il grande pubblico ha conosciuto la vicenda con lo spettacolo di Marco Paolini e Gabriele Vacis del 1993 e con il lungo percorso giudiziario conclusosi nel 2000.
Che cosa dice il nuovo studio
La sera del 7 ottobre è stato presentato alla comunità uno studio dell’OGS di Trieste e dell’Università di Parma che ha fatto ulteriore luce su come la frana abbia potuto sollevare un’onda così alta: se prima la cosa era attribuita soprattutto a velocità e compattezza dei detriti, ora risulta che la frana era costituita da due blocchi di composizione diversa.
Cosa sappiamo
- Le vittime furono 1.917, di cui 400 mai ritrovate.
- Lo studio è dell'OGS di Trieste con l'Università di Parma.
Cosa non sappiamo
- Tutti i dettagli del vandalismo citato nel titolo originale.
Cosa succede ora
Proseguono studi e commemorazioni.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
