Vai al contenuto
lunedì 26 Ottobre 2026
Tribune Italia
Da leggere
●Eccellenze 2026, il Parlamento rende omaggio all’Esercito Italiano e ai Paracadutisti della Folgore: sentinelle discrete delle Istituzioni e dei cittadini●Eccellenze 2026: alla Camera una giornata tra ricerca europea, Forze Armate e territori fragili●Un tesoro nascosto in soffitta ha dato un nuovo destino a un uomo●Proteste degli autotrasportatori e l’incertezza del sistema scolastico●PLAYGROUND 2026 cerca giovani attori per spettacolo 2027●«L’ultimo forte»: un futuro in bilico tra pace e menzogna●Liberazione di due ostaggi in Africa: un ruolo chiave della Libia●Un universo tra memoria e speranza●Mostar: il ponte ricostruito racconta una città tra storia e guerra●Lo spazio delle scelte: un podcast indaga le dinamiche relazionali●Nuovo vertice per HuffPost Italia●Sardegna in scena: un progetto per il futuro della cultura

Spettacolo

Il Dracula di Besson e l’esaurimento creativo nel cinema di genere

Quando la riunione di un grande attore e un regista stimato produce il vuoto narrativo

🗂️Dall’archivio
Il Dracula di Besson e l'esaurimento creativo nel cinema di genere
Foto di repertorio · sunoochi from Sapporo, Hokkaido, Japan · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

La recente uscita cinematografica di Dracula – L'amore perduto rappresenta un caso emblematico di film dalla motivazione narrativa assente. Secondo la rivista I 400 calci, l'operazione firmata da Luc Besson non possiede quella necessità drammatica che distingue un'opera autentica da una semplice esercitazione formale. La convergenza tra il regista francese e l'attore Caleb Landry Jones, che aveva già collaborato nel film Dogman, alimentava aspettative che il risultato finale tradisce completamente.

La lotta contro l’inerzia creativa

Besson ha costruito una reputazione internazionale attingendo da temi forti e visioni distintive, eppure secondo l’articolo il suo rapporto contemporaneo con il linguaggio filmico sembra caratterizzato da stanchezza. La scelta del soggetto vampiresco arriva in un momento di saturazione dello stesso tema nel panorama audiovisivo, pochi mesi dopo l’uscita del Nosferatu di Robert Eggers. L’autore della rivista sostiene che il regista francese abbia affrontato il progetto con consapevolezza della sua vuotezza: nelle interviste di promozione avrebbe tergiversato, giustificando la sua indifferenza verso il genere horror mediante argomentazioni che risuonano come pretesti piuttosto che come ragioni creative.

Archetipi replicati senza rinnovamento

Il film procede mediante lo svuotamento progressivo di elementi presi a prestito. La struttura narrativa ricalca il Dracula di Francis Ford Coppola, gli elementi visivi ricordano altre soluzioni già esplorate, e persino la colonna sonora di Danny Elfman echeggia quella di Wojciech Kilar. Per la rivista, questa stratificazione di reminiscenze rappresenta non una rielaborazione consapevole bensì una sorta di pilota automatico espressivo. Le modifiche alle motivazioni dei personaggi non introducono prospettive contemporanee o interpretazioni inedite del mito.

Interpretazioni fragili e incongruenze tecniche

Caleb Landry Jones, benché capace, non trasmette l’intensità che aveva caratterizzato Dogman. Christoph Waltz si limita a una prestazione svogliata, mentre soltanto Matilda De Angelis emerge per impegno autentico. L’articolo evidenzia anche incongruenze stilistiche gravi, dalle sequenze di danza cronologicamente ingiustificate agli effetti speciali dei creature demoniache, realizzati con tecnologia obsoleta. Questi elementi accumulati compongono un quadro di disinteresse tecnico sistematico.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

Pubblicità

Pubblicità — Wise