Kafka e Jünger: due visioni incompatibili del Novecento
Come due scrittori tedeschi incarnano il conflitto tra passività e azione nel secolo breve
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La letteratura tedesca del Novecento ha espresso concezioni radicalmente opposte del vivere storico e personale. Due figure emblematiche di questo divario sono Franz Kafka e Ernst Jünger, autori separati da nazionalità, stile e, soprattutto, da una diversa esperienza della realtà contemporanea.
Secondo l’analisi pubblicata dalla rivista Limina, la correlazione tra questi due scrittori non risiede in affinità stilistiche o tematiche evidenti. Kafka e Jünger condividono soltanto la lingua tedesca e una differenza generazionale di circa dodici anni. Le loro biografie, come ricostruisce Gabriele Guerra nel suo saggio, corrono su binari opposti: rappresentano figure antagoniste in cui si incarna lo scontro tra principi apparentemente irreconciliabili. La ricerca di una consonanza profonda tra loro rivela piuttosto una tensione strutturale che caratterizza il XX secolo nel suo insieme.
L’uomo d’azione tra guerra e letteratura
Jünger (1895-1998) emerge come incarnazione dell’uomo che agisce sulla storia. Nato a Heidelberg da famiglia agiata ma piccolo-borghese, compì scelte anticonformiste che lo allontanavano dal suo milieu: arruolamento nella Legione straniera francese ancora adolescente, esperienza di trincea nella Grande Guerra. L’esperienza bellica non rappresentò per lui un trauma, ma una fonte di trasfigurazione letteraria. Nel suo diario di guerra scrive di aver colto «dietro la matematica delle battaglie il sogno splendido» della vita che si precipitava. Il conflitto mondiale diventò per Jünger il luogo in cui la percezione individuale si trasformava in esperienza leggendaria e consapevolezza nazionale. Questo vissuto originò Nelle tempeste d’acciaio, memoriale che consacrò la sua carriera letteraria.
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Lo scrittore della distanza e della disperazione
Completamente diversa è la posizione di Kafka (1883-1924). Praghese, impiegato, ripetutamente malato, lo scrittore ceco mantiene nei confronti della guerra mondiale una radicale estraneità. Nei suoi diari gli eventi storici appaiono come fenomeni distaccati dalla propria interiorità. La nota di Kafka del 2 agosto 1914—il giorno della dichiarazione di guerra—accanto al tono sospensivo, rivela come il conflitto mondiale non penetri la sua coscienza se non come dato puramente esteriore. L’opera kafkiana si caratterizza invece per quella che la critica, secondo la rivista, definisce una disperazione strutturale, ben diversa dal dolore vitalistico che pervade Jünger.
Antipodi di un’epoca
Secondo la rivista, la vera rilevanza di questo accostamento risiede nel fatto che Kafka e Jünger incarnano gli antipodi attraverso cui l’Occidente ha interpretato il proprio presente. Dove Jünger scorge «iper-modernità» e titaniche prospettive future, Kafka registra l’indifferenza cosmica e l’impossibilità di comunicazione. Una dimora il mondo in forme classiche e olimpiche; l’altro lo dissolve in parabole minori e angosciose. Non si tratta di influenza letteraria bensì di una consonanza dialettica: due risposte inconciliabili alla medesima crisi di civilizzazione.
