La ricerca artistica oltre le illusioni tecnologiche. Come i creativi italiani affrontano l’intelligenza artificiale
Tra la spinta al clamore mediatico e il lavoro critico, una genealogia di artisti che da anni dialogano con le macchine intelligenti
Pubblicità
L'intelligenza artificiale occupa lo spazio pubblico con narrazioni contrapposte—promesse di salvezza o scenari catastrofici—che rischiano di offuscare il dibattito reale. Nel contesto di questa polarizzazione, tuttavia, una comunità di artisti italiani continua a sviluppare progetti che bypassano l'entusiasmo commerciale e trasformano questi strumenti in medium per indagini personali, poetiche e politiche.
Il fenomeno dell’hype e le sue conseguenze
Analizzare la reazione artistica contemporanea richiede anzitutto di riconoscere un meccanismo che accompagna ogni innovazione tecnologica: l’eccitazione irrazionale che la circonda. Secondo quanto nota un designer e ricercatore nel 2022, questo fenomeno segue una progressione prevedibile, partendo da promesse non mantenute fino a raggiungere forme aggressive di promozione, dove i critici vengono bollati come retrogradi. Lo stesso modello interpretativo si applica perfettamente al dibattito attuale su sistemi intelligenti: ci troviamo in uno spazio dove «la tecnologia è ormai diventata un segno di appartenenza per chi la promuove».
Questo clima concettuale ha un effetto concreto sulla riflessione critica: distorce i messaggi, oscura le intenzioni artistiche, trasforma la novità stessa in motivo sufficiente per attirare sguardi. Eppure esistono creatori capaci di operare diversamente, spostando l’attenzione dalla strumentazione al significato, riconfigurando il funzionamento delle macchine secondo direzioni impreviste e autonome rispetto alle strategie del marketing.
Pubblicità
Una tradizione più lunga di quanto si creda
La sperimentazione italiana con le reti neurali non inizia con l’arrivo dei sistemi generativi destinati al consumo di massa. Artisti quali Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, Guido Segni, Francesco D’Abbraccio e molti altri già producevano installazioni, video e performance che anticipavano le questioni centrali di oggi: l’automazione del processo creativo, l’articolazione tra umano e artificiale, la condivisione diffusa dell’autorialità. A questi nomi si affiancano i precursori del decennio precedente, operatori come Maurizio Bolognini, Piero Gilardi e Luigi Pagliarini.
Nel nuovo millennio questa eredità s’incrocia con la cultura hacker e la Net Art, generando una linea coerente di ricerca. Nel 2006 nasce Angel_F, una creatura software capace di apprendere dai dati mediante machine learning. Quando le Reti Neurali Generative Avversariali si affermano come strumento accessibile, la sperimentazione si intensifica: nel 2018 Guido Segni firma una performance automatizzata concepita come «piano quinquennale per la completa automazione della produzione artistica», delegando parte della creazione a un algoritmo di deep learning e citando sia scritti accelerazionisti che strategie di sabotaggio artistico storico.
Oltre il clamore: nuove direzioni
Con i modelli linguistici di grande scala e i sistemi text-to-image, il paesaggio si diversifica ulteriormente. Nel 2022 Roberto Fassone propone un algoritmo addestrato per redigere resoconti di stati alterati di coscienza, dove l’IA diviene metaforicamente esposta a sostanze psichedeliche. L’anno seguente, Mara Oscar Cassiani esplora le relazioni amorose immaginarie tra esseri umani e intelligenze artificiali mediante una varietà di media.
Nei lavori più recenti di Silvia Dal Dosso e del collettivo IOCOSE emerge un’ulteriore complessità: una trilogia filmica e una video-installazione che, rispettivamente, mantengono toni ludici sulla condizione digitale futura e propongono paradossalmente un agente algoritmico che incoraggia il sabotaggio delle macchine e il recupero del tempo libero. Questi ultimi progetti dimostrano come la ricerca artistica possa accogliere la contraddizione, il dissenso e persino l’ironia nei confronti degli stessi strumenti impiegati.
