La febbre delle cure miracolose. Quando la medicina tra scienza e impostura affascinava l’Italia
Il caso Asuero e la pratica della stimolazione nasale negli anni Trenta
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All'inizio del 1930, la polizia italiana interruppe una serie di sedute mediche a Torino basate su un metodo spagnolo che prometteva guarigioni straordinarie. La vicenda di Fernando Asuero rappresenta un episodio affascinante di come la credenza nel miracolo medico possa diffondersi rapidamente, persino davanti ai dubbi della comunità scientifica.
Un medico dalla Spagna con una tecnica controversa
Fernando Asuero proveniva da San Sebastián e si era formato come otorinolaringoiatra, seguendo la tradizione medica familiare. Nel 1929 divenne protagonista di un fenomeno mediatico straordinario quando i principali giornali spagnoli iniziarono a descrivere guarigioni apparentemente impossibili attribuite al suo metodo: pazienti che recuperavano la mobilità, epilettici liberati dalle crisi, persone che riacquistavano vista e udito. La sua piccola clinica privata si rivelò subito insufficiente per la folla di malati che accorreva. Asuero si trasferì in un hotel dove ampliò lo staff e condusse fino a sedici ore di lavoro quotidiano. Persino il dittatore Miguel Primo de Rivera lo ricevette, e le strade intorno alla sua consulta erano paralizzate da lunghe code di speranza.
Il metodo spiegato in poche parole
La tecnica consisteva nell’introdurre nella narice uno strumento appuntito a forma di rosetta, che Asuero stesso aveva brevettato. Riscaldato o mantenuto freddo, veniva utilizzato per stimolare la mucosa nasale e il nervo trigemino per brevi istanti. Asuero affermava che questa stimolazione, collegata al sistema nervoso simpatico, potesse equilibrare i centri nervosi e curare un ventaglio amplissimo di malattie. Tuttavia, quando i colleghi gli chiedevano spiegazioni scientifiche rigorose sul funzionamento del metodo, il medico evitava di fornire dettagli tecnici precisi.
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Lo scetticismo italiano e il blitz di Torino
Il dibattito si accese quando Asuero arrivò a Roma nel dicembre 1929. Due professori universitari, Piero Caccialupi e Giorgio Ferreri, sottopossero il metodo a verifica accompagnando un paziente affetto da sciatica. Non riscontrarono alcun miglioramento. Ferreri scrisse pubblicamente che era uscito da quella esperienza «con la convinzione assolutamente contraria» rispetto alle promesse del medico. Caccialupi aggiunse critiche ancora più severe, sottolineando come uno straniero non dovesse essere autorizzato all’esercizio «lucrosissimo» della medicina senza una valutazione preliminare.
Il Sindacato medico fascista intervenne ufficialmente, mettendo in guardia il pubblico contro quello che definiva un sistema privo di base scientifica, e incaricò rappresentanti di sottoporre una interrogazione al Ministero dell’Interno. Nel frattempo, Asuero si era spostato verso Napoli e poi a Nizza, ma i suoi seguaci rimanevano attivi. La mattina del 10 gennaio 1930, a Torino, le autorità irruppero durante una sessione, arrestando l’operazione e rimandando i pazienti a casa.
Una lezione sulla credulità medica
L’episodio illustra come fenomeni di irrazionalità medica possano affascinare intere popolazioni, alimentati dalla combinazione di speranza, testimonianze aneddotiche e copertura mediatica sensazionalistica. Benché il metodo Asuero fosse contestato da esperti, trovava difensori negli amatori che riferivano guarigioni personali. La risposta istituzionale, seppur tardiva, mostrò l’importanza della vigilanza scientifica.
