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martedì 27 Ottobre 2026
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Scienza

Le Alpi del Paleolitico superiore: quando la caccia plasmava l’ecologia di montagna

Un'indagine scientifica ricostruisce le dinamiche tra umani e stambecchi 13.000 anni fa

📰Rassegna stampa
Le Alpi del Paleolitico superiore: quando la caccia plasmava l'ecologia di montagna
Foto di repertorio · Radvino · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

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Lo studio delle popolazioni animali estinte consente di comprendere come gli ambienti montani si trasformavano negli ultimi millenni dell'era glaciale. Una ricerca coordinata da atenei dell'Emilia-Romagna e dal Trentino, pubblicata nel 2026, analizza il rapporto tra cacciatori-raccoglitori e stambecchi alpini attraverso il DNA antico e le tracce biologiche conservate negli insediamenti rupestri.

Un rifugio specializzato nella caccia alpina

Nel territorio trentino, a quota 1.240 metri, si estende il Riparo Dalmeri: un riparo sotto roccia che durante il Pleistocene tardivo e l’inizio dell’Olocene rappresentava un punto strategico per comunità umane dedite alla cattura di ungulati selvatici. L’occupazione del sito si concentra fra 13.400 e 11.500 anni fa, coincidendo con fasi di riscaldamento climatico e ricolonizzazione umana dopo i periodi più rigidi. I resti faunistici testimoniano un’attività focalizzata: lo stambecco costituiva fra l’80 e il 93% dei resti animali rinvenuti in ciascuna fase di frequentazione. Pur essendo questa specie presente in molti altri siti contemporanei del versante settentrionale italiano, la concentrazione eccezionale presso Riparo Dalmeri lo rende un laboratorio ideale per indagare l’interazione fra pressione venatoria e dinamiche ambientali.

Tecniche multidisciplinari per leggere il passato

L’équipe ha sviluppato un approccio che combina metodi complementari. Le datazioni radiocarboniche applicate direttamente ai denti degli animali cacciati hanno precisato le cronologie dell’insediamento, mentre l’analisi degli isotopi presenti nei tessuti ha rivelato la composizione della dieta e i percorsi migratori della fauna. I denti si rivelano particolarmente informativi: le loro caratteristiche chimiche funzionano da «registri climatici» della montagna paleolitica. L’analisi del DNA antico, accompagnata dallo studio proteomico dello smalto dentale, ha permesso di discriminare il sesso degli individui e di tracciare la struttura genetica di quella comunità animale. Uno sforzo interpretativo che richiede preliminari verifiche sulla qualità del materiale genetico, spesso danneggiato dal tempo.

Una popolazione resiliente fino al Medioevo

Lo studio filogenetico ha identificato lo stambecco alpino come un gruppo distinto di organismi geneticamente coerenti, divergente da specie correlate circa 37.550 anni fa. La popolazione di Riparo Dalmeri costituisce «un ramo distinto», probabilmente rappresentativo di comunità relitte isolate durante l’Ultimo Massimo Glaciale. Analisi statistiche sulla dimensione storica della popolazione indicano una sostanziale stabilità demografica nonostante la pressione umana durante il Tardo Pleistocene. Il crollo numeroso arrivò molto più tardi: fra il XVI e il XVIII secolo, quando caccia intensiva ridusse drasticamente la variabilità genetica, portando la specie sull’orlo dell’estinzione prima che un nucleo rifugiato nel Parco Nazionale del Gran Paradiso ne garantisse la sopravvivenza.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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