Bernini sul palcoscenico: quando lo scultore barocco diventa personaggio teatrale
Marco Martinelli rilegge il maestro del Seicento attraverso i conflitti umani e le ambiguità del potere artistico.
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Il progetto "Lettere a Bernini" trasporta la figura dell'architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini dallo studio storico al linguaggio teatrale, rivelando contraddizioni e fragilità dietro l'immagine del genio indiscusso. Lo spettacolo indaga il Bernini uomo, nelle sue relazioni conflittuali e nelle dinamiche di potere all'interno dell'ambiente ecclesiastico romano.
La presa di sospensione
L’allestimento esercita fin dalle prime inquadrature una strategia percettiva complessa: la sovraesposizione luminosa che coinvolge tanto lo spazio scenico quanto la platea trasforma il confine tra finzione e realtà. Questo dispositivo di illuminazione piena costringe lo spettatore a una visibilità inusuale, dove il piano poetico si intreccia indissolubilmente con quello concreto. Non si tratta di una scena che rappresenta, bensì di uno spazio dove la ricerca di significati più articolati diviene responsabilità diretta di chi osserva.
L’autorità e le sue crepe
La drammaturgia si concentra sulle contraddizioni di una figura storicamente celebrata per il suo dominio artistico: Marco Martinelli pone in evidenza l’ascendente che Bernini esercitava sugli ambienti curiali e la sua tensione rivalitaria con Francesco Borromini. Emerge, tuttavia, anche «il piglio arrogante, autoritario», come recita il testo originale, che lo porta a negare il compenso pattuito a Francesca Bresciani, abile intagliatrice di lapislazzuli. La rappresentazione teatrale rivela dunque un maestro capace di violenza economica e di abuso della propria posizione, costringendo l’artigiana a rivolgersi ai cardinali per tutelare i propri diritti.
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Lo spazio come materia narrativa
La scenografia ricrea un atelier affrancato da specifiche coordinate temporali, delimitato da un tendaggio bianco e articolato da un elemento marmoreo centrale e grandi casse lignee. All’interno di queste strutture trovano spazio pannelli per proiezioni video, mentre giochi di luci e ombre, insieme a sonorità costruite, operano direttamente sulla percezione dello spazio e delle battute. Questo dispositivo sensorio trasforma l’ambiente in un’estensione della ricerca drammaturgica.
Scultura e teatro, una kinesis comune
L’indagine finale dell’opera riconduce l’attenzione sull’identità profonda di Bernini come artista poliedrico: non solo scultore, pittore e architetto, ma anche creatore teatrale. La sua ricerca artistica, dalle realizzazioni come Apollo e Dafne all’Estasi di Santa Teresa, rivela un’ossessione condivisa con il teatro contemporaneo: la centralità del gesto corporeo e della dimensione sensibile. Questo parallelismo consente a Martinelli di mostrare come, dietro il velo della sacralità istituzionale, emerga una volontà espressiva legata prima di tutto alla carnalità dell’agire umano.
