I giganti che sfidano le leggi dello spazio
Due esopianeti straordinariamente leggeri rivelano misteri sulla formazione dei mondi lontani
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A oltre mille anni luce da noi, due mondi giganteschi orbitano attorno a una stella bianco-giallstra. Nonostante le loro dimensioni comparabili a Giove, possiedono una caratteristica sorprendente: una densità così ridotta da risultare più rarefatti dello zucchero filato.
Quando il gigante diventa impalpabile
L’Università di Oxford, insieme a istituti europei, ha coordinato l’identificazione di Toi-791 b e Toi-791 c, due esopianeti situati nella costellazione del Pesce Volante. La loro densità risulta straordinaria: rispettivamente 0,038 e 0,047 grammi per centimetro cubo, contro i 1,33 di Giove. Questi corpi celesti non hanno paralleli nel Sistema Solare, rappresentando una categoria di pianeti definita super-puff: giganti gassosi dalle strutture estremamente diluite, dotati di atmosfere così espanse da contrastare i modelli tradizionali di formazione planetaria. La scoperta è stata pubblicata dalla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society nel 2026.
Un balletto gravitazionale perfetto
I due pianeti condividono un’altra rarità: si trovano in risonanza orbitale 5:3, il che significa che mentre uno completa cinque orbite, l’altro ne esegue tre con precisione quasi matematica. Questa configurazione gravitazionale fa sì che i due mondi si influenzino reciprocamente, producendo minime variazioni nei tempi di transito davanti alla stella madre. Proprio da queste perturbazioni i ricercatori hanno ricavato informazioni cruciali: gli astronomi hanno misurato le dimensioni osservando il calo di luminosità durante i passaggi, e stimato masse e densità analizzando le irregolarità orbitali.
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Un lavoro corale a scala globale
La scoperta non è frutto di un singolo contributo. Il telescopio spaziale Tess della Nasa aveva già identificato questi candidati tra il 2019 e il 2023, supportato dai cittadini volontari del progetto Planet Hunters Tess. Osservazioni terrestri successivi hanno poi confermato la loro effettiva natura planetaria. Un ruolo cruciale è stato svolto dal telescopio Astep, posizionato presso la stazione Concordia in Antartide, che ha condotto una campagna osservativa di otto anni. La notte polare antartica ha permesso sessioni continuative superiori alle undici ore, offrendo vantaggi unici per il monitoraggio dei transiti.
Le ipotesi sulla loro genesi
L’origine dei super-puff rimane questione aperta. L’ipotesi principale propone che questi pianeti siano circondati da immense atmosfere ricche di idrogeno ed elio, accumulate durante le fasi iniziali della formazione nel disco protoplanetario. Le regioni più fredde e distanti avrebbero favorito l’aggregamento veloce di questi gas intorno a nuclei solidi relativamente modesti. La rarità di sistemi multipli contenenti super-puff rende Toi-791 un laboratorio naturale per studiare come evoluzione orbitale e formazione planetaria interagiscono nel tempo.
I prossimi passi dell’indagine
La comunità astronomica ha già programmato osservazioni approfondite utilizzando il James Webb Space Telescope (progetto congiunto Nasa, Esa e Csa). L’obiettivo consiste nell’analizzare la composizione atmosferica con maggiore dettaglio, cercando in particolare molecole contenenti carbonio, azoto e ossigeno. Questi dati futuri potrebbero fornire elementi decisivi per chiarire come si formino strutture così rarefatte e quale sia la storia evolutiva di questi mondi anomali.
