Il mistero dei colori che sbiadiscono. Come scienza e arte uniscono le forze per salvare i capolavori
Ricercatori svelano perché il verde smeraldo degli impressionisti si deteriora e indicano nuove strade per la conservazione
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Alcuni dei dipinti più affascinanti di maestri come van Gogh e Monet nascondono un nemico silenzioso: il pigmento verde smeraldo tende a modificarsi irreversibilmente nel tempo. Un'indagine internazionale coordinata da istituzioni italiane ha finalmente compreso i meccanismi alla base di questo degrado, offrendo ai musei strumenti concreti per proteggere il patrimonio.
Una composizione chimica affascinante e instabile
Il verde smeraldo, introdotto nei primi decenni dell’Ottocento, è un composto di rame e arsenico dalle proprietà cromatiche straordinarie. Purtroppo, gli artisti che ne hanno fatto largo uso si accorsero presto di un problema: il colore non resisteva al tempo. Già nella seconda metà del XIX secolo, la tonalità brillante tendeva a scurirsi, trasformandosi in sfumature grigio-azzurre, mentre la superficie dell’opera subiva deformazioni visibili. Gli studi del Novecento avevano stabilito che l’arsenico presente nel pigmento si modificava chimicamente, passando da una forma a un’altra, ma il fattore scatenante di questa trasformazione restava ignoto.
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Due nemici distinti per un colore fragile
La ricerca ha analizzato il capolavoro L’Intrigo del pittore belga James Ensor, conservato ad Anversa, utilizzando dipinti come laboratorio naturale. Gli scienziati hanno sottoposto frammenti microscopici a tecniche avanzate di analisi con raggi X presso sincrotroni europei, parallelamente a esperimenti controllati in laboratorio. I risultati hanno rivelato che il deterioramento non segue un’unica strada: l’esposizione alla luce, in particolare ai raggi ultravioletti, provoca un’ossidazione superficiale in strati sottilissimi, circa 5-8 micrometri, che crea una velatura biancastra opaca. L’umidità relativa superiore al 95%, invece, innesca un meccanismo diverso, favorendo la formazione di cristalli che rendono la pittura porosa e friabile.
Conservazione consapevole e monitoraggio preventivo
Nel dipinto di Ensor, la luce si è rivelata il principale responsabile del degrado. Questa scoperta apre prospettive concrete per i conservatori: controllando illuminazione e umidità all’interno dei musei, è possibile rallentare significativamente il processo di deterioramento. Inoltre, tecniche non invasive come la spettroscopia infrarossa permettono ai musei di identificare i primi segnali di trasformazione chimica senza rimuovere materiale dalle opere, trasformando il monitoraggio da intervento rischioso a procedura di controllo periodico e preventivo.
