Il tesoro sommerso di Aquileia: monete imperiali e un porto perduto
Nelle rovine tardoantiche della città romana affiorano indizi di un sistema commerciale molto più esteso di quanto finora ipotizzato
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Nel sito archeologico di Aquileia, una campagna di scavo ha portato alla luce tre monete d'oro rare del IV secolo d.C., abbandonate sotto il pavimento di un antico mercato. Il ritrovamento numismatico si affianca a scoperte ben più significative: tracce di un porto fluviale meridionale e resti di un complesso commerciale che rivoluzionano la comprensione della topografia economica tardoimperiale.
Le monete non cercate, ma rivelatrici
Tre coniazioni di epoca tardoantica, coniate durante i regni di Valente, Magno Massimo e Arcadio, non sembrano frutto del caso. I ricercatori dell’Università di Verona, coordinati da Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, interpretano questi nominali straordinariamente rari come segni di favore imperiale o doni ufficiali sepolti intenzionalmente. «Non destinati alla circolazione monetaria», secondo la rivista Archaeoreporter, i reperti suggeriscono una dimensione politica sottesa alle pratiche deposizionali dell’epoca. Gli scavi, condotti nell’area del Fondo ex Pasqualis in collaborazione con la Soprintendenza locale e il finanziamento della Fondazione Aquileia, hanno esplorato settori mai indagati prima, coprendo oltre ottocento metri quadrati.
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Un porto ben più vasto di quanto noto
Ciò che emerge dalle stratigrafie è una riconfigurazione geografica della città. Il sistema portuale fluviale si estendeva sensibilmente verso sud, integrando zone precedentemente considerate periferiche. Anfore riusate, pilastri e strutture di magazzino documentano un assetto infrastrutturale sofisticato, legato a un tratto del Natissa molto più ampio dell’alveo contemporaneo. Questo dato consente di riposizionare l’intero quartiere mercantile entro una rete di scambi e depositi dalle dimensioni ben maggiori.
Vivacità urbana oltre il crollo
Il complesso commerciale tardoantico, articolato in sei edifici, conserva tracce di una routine ordinaria: una strada acciottolata solcata da carri, resti carbonizzati di cereali negli ambienti di crollo, focolari domestici. Dopo l’abbandono iniziale, l’area non rimase deserta: abitazioni, sepolture e depositi continuano a testimoniare frequentazione, confermando la persistenza di dinamiche urbane in un contesto di continua metamorfosi.
Perché è importante:
Aquileia rappresenta un osservatorio privilegiato sulla transizione tardoimperiale nel nord Adriatico. Comprendere l’estensione reale dei suoi sistemi portuali e commerciali illumina le capacità di resilienza economica delle città romane durante un periodo di trasformazione radicale, fornendo lezioni sulla continuità urbana ben oltre le fratture politiche apparenti.
