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martedì 27 Ottobre 2026
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Editoria

La criminalità organizzata riformula la sua strategia: dal conflitto alla gestione del mercato

Come la violenza mafiosa si è trasformata in uno strumento di controllo commerciale piuttosto che di sfida politica

📰Rassegna stampa
La criminalità organizzata riformula la sua strategia: dal conflitto alla gestione del mercato
Foto di repertorio · User:Claudiofabbro · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

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La mafia italiana ha abbandonato gli scontri frontali con lo Stato. Negli ultimi decenni, le organizzazioni criminali hanno riorientato la loro violenza verso obiettivi interni ai circuiti illeciti, concentrandosi sulla gestione dei traffici di stupefacenti attraverso meccanismi di controllo territoriale e disciplinare.

Dalla sfida allo Stato al business criminale

Secondo quanto emerge da una ricerca di Alberto Aziani e Francesco Calderoni pubblicata in ambito accademico, la violenza esercitata dalle organizzazioni mafiose ha cambiato natura e funzione negli ultimi dieci anni. I dati documentano una contrazione progressiva degli omicidi attribuibili al crimine organizzato tra il 2014 e il 2024, invertendo completamente il paradigma storico delle stragi pubbliche e degli attacchi contro istituzioni e magistrature. La quasi totale scomparsa di omicidi ai danni di giudici, politici o forze dell’ordine rappresenta il segnale più evidente di questa mutazione strategica. L’ultimo caso di rilievo risale al 1992, quando il giudice Paolo Borsellino rimase ucciso in un attentato dinamitardo a Palermo.

Le organizzazioni hanno compreso che colpire rappresentanti dello Stato produce conseguenze controproducenti: inasprisce le reazioni istituzionali e compromette la continuità delle operazioni commerciali. Di conseguenza, hanno preferito instaurare la propria influenza attraverso «canali collusivi e accordi di scambio silenziosi», minimizzando la visibilità pubblica e privilegiando meccanismi impliciti di consenso.

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Il controllo del mercato della droga

Oggi oltre la metà degli omicidi mafiosi – il 51 per cento – si correla direttamente al traffico di stupefacenti. Gli autori dello studio introducono il concetto di “governance criminale” per distinguere la violenza necessaria a realizzare uno scambio commerciale da quella utilizzata per stabilire e far rispettare le regole del mercato. In Italia, nel 95 per cento dei casi analizzati, la violenza non serve a compiere transazioni, ma a regolamentare la partecipazione al mercato stesso: espellere concorrenti, punire chi fornisce informazioni alle autorità, fissare prezzi, mantenere discipline interne.

Un episodio emblematico riguarda un omicidio avvenuto in Campania nel 2015, dove l’eliminazione di un giovane in una struttura residenziale costituì sia una vendetta che un gesto simbolico volto a riaffermare il controllo su uno spazio di spaccio durante una guerra tra fazioni.

La geografica concentrazione della violenza

La violenza non si distribuisce uniformemente. L’80 per cento degli omicidi legati al narcotraffico avviene nelle aree di spaccio al dettaglio, dove la competizione territoriale è più intenso e le transazioni numerose e precarie. I livelli superiori della catena di distribuzione – il traffico all’ingrosso e quello transnazionale – rimangono zone di relativa calma. I grandi trafficanti operano in reti stabili e ristretto, dove reputazione e cooperazione duratura superano in valore la violenza, che attirerebbe attenzione investigativa su rotte ad alto valore commerciale.

Le vittime e gli esecutori appartengono quasi esclusivamente al mondo criminale: l’83 per cento delle vittime e il 90 per cento degli aggressori noti possiede precedenti penali significativi. Il 63 per cento dei delitti scaturisce da rivalità tra clan per questioni territoriali, mentre il 29 per cento riguarda conflitti interni usati a fini disciplinari o successori.

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Il sud Italia rimane l’epicentro

Oltre il 96 per cento degli omicidi legati alla droga si concentra in quattro regioni meridionali: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. La Campania registra i tassi più elevati, poiché la struttura decentralizzata della Camorra, priva di organismi centrali di coordinamento, facilita scoppi frequenti di conflitti fra gruppi locali.

Lo scenario europeo divergente

Mentre l’Italia razionalizza e contiene la violenza attraverso governance gerarchica, l’Europa continentale affronta dinamiche opposte. La violenza legata ai mercati della droga si espande verso città e comuni storicamente risparmiati, alimentata dall’aumento dei traffici marittimi ad alto volume e dalla competizione intensificata per quote di mercato. In Nord Europa la purezza della cocaina è aumentata a fronte di prezzi stabili, creando mercati particolarmente redditizi che alimentano conflitti per il controllo territoriale.

In alcuni Paesi scandinavi l’età media dei coinvolti in omicidi con armi da fuoco è diminuita: gruppi criminali più giovani e volatili reclutano minori attraverso i social media, sfruttando vulnerabilità e generando vittime e colpevoli fra fasce di popolazione più esposte. In Finlandia, fra il 2002 e il 2022, l’uso di anfetamine e sedativi ha sostituito l’alcol come principale elemento scatenante negli omicidi commessi da giovani. Nel Regno Unito le “County Lines” evidenziano come coercizione e sfruttamento di persone fragili siano diventati meccanismi centrali di espansione commerciale.

Il deficit informativo europeo

L’Europa sconta una mancanza strutturale di dati sistematici e comparabili. Numerose giurisdizioni non classificano gli omicidi secondo il loro legame con mercati illeciti, impedendo distinzioni fra criminalità ordinaria e dinamiche mafiose. L’Agenzia dell’Unione Europea sulle Droghe ha indicato quattro priorità: rafforzare la raccolta dati, sviluppare collaborazioni a livello locale, condividere buone pratiche di prevenzione, istituire forum permanenti di allerta.

Esistono modelli virtuosi: in Irlanda il progetto Greentown utilizza analisi di network sociali per contrastare l’influenza dei clan su giovani in quartieri vulnerabili. In Svezia il programma Stop Shooting a Malmö ha tentato di ridurre violenza armata mediante deterrenza mirata e supporto all’uscita da circuiti criminali. In Francia LIMITS investe fondi sequestrati in strumenti educativi che contrastano il coinvolgimento di minori nel traffico.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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