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lunedì 26 Ottobre 2026
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Spettacolo

La legge come labirinto: quando il cinema affronta il sistema totalitario

L'ultimo film di Sergey Loznitsa mette in scena il conflitto tra idealismo giuridico e apparato repressivo

🗂️Dall’archivio
La legge come labirinto: quando il cinema affronta il sistema totalitario
Foto di repertorio · Fredericknoronha · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

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"Two Prosecutors" racconta lo scontro tra due visioni della giustizia nell'Unione Sovietica del 1937, affrontando il tema della corruzione della legge da parte del terrore di Stato. Girato da Sergey Loznitsa, il film propone una riflessione che va oltre il contesto storico specifico per interrogarsi sulla natura stessa del sistema normativo.

La struttura del conflitto

Il racconto si costruisce intorno all’incontro tra un giovane procuratore guidato dall’idealismo rivoluzionario e un collega ormai pienamente integrato nella macchina repressiva. Il contrasto non è semplicemente morale, ma rappresenta due concezioni alternative di come la legge debba funzionare: da un lato l’adesione formale ai principi, dall’altro l’uso strumentale di quei medesimi principi al servizio del terrore. Secondo la rivista “Gli Spietati”, questa tensione costituisce il vero cuore della narrazione, anche se talvolta il film sembra oscillare tra l’analisi storica e una ricerca più astratta.

Un’eredità kafkiana

L’articolo riscontra nel film l’influenza di una lettura kafkiana del rapporto tra individuo e istituzioni. La topologia della legge nel film non prevede una netta separazione tra l’interno e l’esterno del sistema: chi tenta di resistervi dall’interno vi rimane comunque intrappolato, mentre chi crede di starne fuori scopre di esserne già parte. Questo circolo vizioso emerge soprattutto nel momento cruciale, quando il protagonista viene tradito proprio dal suo scrupolo nel mantenere il decoro formale durante un incontro ferroviario apparentemente banale.

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L’impossibilità dell’azione

La struttura narrativa del film riflette questa disperata logica: una prima parte brevissima introduce il ritrovamento di un messaggio scritto dal sangue tra i messaggi destinati al rogo, mentre la seconda e più lunga sezione segue i tentativi del procuratore di accedere alle carceri e portare il caso fino alla capitale. Tuttavia, secondo l’analisi proposta, tutto ciò che importa è già contenuto nella traccia originale; il resto del film non aggiunge sostanza, ma piuttosto rimarca «il circolo vizioso della legge», dimostrando come ogni azione sia destinata al fallimento.

Un cinema di propaganda consapevole

La rivista sottolinea come Loznitsa, pur operando nel genere della propaganda, possieda una capacità di accogliere tensioni contraddittorie che decostruiscono il suo stesso assunto iniziale. Le interpretazioni di alto livello e la scelta di un realismo sobrio—senza eccessi manieristi—rafforzano questa complessità. Il ritratto dei burocrati staliniani, inclusa la loro pratica di scambiarsi barzellette contro il regime, suggerisce che il sistema totalitario conteneva già in sé le proprie contraddizioni.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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