La ricerca di un dialogo autentico. Lonzi e Consagra oltre il ruolo dell’artista
Come una relazione personale e intellettuale diventa specchio delle contraddizioni del sistema dell'arte
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Nel 1961 a Parigi nasce un incontro destinato a trasformarsi in una delle collaborazioni più significative del secondo Novecento italiano. Carla Lonzi e Pietro Consagra iniziano allora una relazione che non rimane confinata alla sfera privata, ma si dilata fino a mettere in discussione le stesse fondamenta su cui poggia la figura dell'artista e la sua relazione con il pubblico.
Quando lo sguardo diventa prigione
La critica d’arte e la sua pratica di lettura dell’opera costituiscono, secondo l’analisi proposta da Antinomie, un nodo centrale della riflessione di Lonzi. Nel diario Taci, anzi parla (1978), emergono le contraddizioni nascoste dentro quel che appare come uno scambio disinteressato tra l’artista e chi lo osserva. La critica sostiene infatti che «la personalità creativa, intanto che sembra dare agli altri, toglie loro la possibilità di fare centro su di sé e di mirare a una liberazione in proprio». Non si tratta di un semplice conflitto interpersonale, ma di una struttura di potere sedimentata dentro la pratica stessa del giudizio estetico. Lo spettatore, in questo schema, non è mai veramente libero: è piuttosto autorizzato a existere solo nella misura in cui riconosce l’autorità di chi crea.
L’equivoco che si ripete
Ciò che rende particolarmente feconda la lettura proposta da Antinomie è il modo in cui essa estrae dal particolare il generale. Quando Lonzi analizza il ruolo avuto come critica nell’opera Autoritratto (1969), riconosce di essere stata «semplicemente un’istanza di qualcosa che aiutava gli altri a prendere coscienza», negando a se stessa quella stessa consapevolezza. La conseguenza politica di questa osservazione si rivela ancora più profonda se considerata in relazione agli spazi di autocoscienza femminile. Secondo la rivista, Lonzi identifica come rischio permanente l’infiltrazione della medesima logica artista-spettatore dentro i gruppi di donne, dove chi parla più frequentemente rischia di ridurre le altre «al ruolo di spettatrici» anziché di soggetti agenti.
Il rifiuto della omertà
La decisione di pubblicare Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra rappresenta, nella lettura di Antinomie, un gesto consapevole di rottura. Consegnare alla parola scritta ciò che era rimasto celato nella privatezza della coppia costituisce, per Lonzi, un modo di sottrarsi a quella complicità silenziosa che perpetua le gerarchie. Non si tratta di esporre intimità per esposizione, ma di rendere comunicabile la struttura stessa del rapporto, mostrando come le dinamiche di potere si intrecciano alle forme di amore e convivenza.
