La riscrittura sullo schermo: quando un capolavoro letterario diventa opera cinematografica
Come Emerald Fennell rilancia il dibattito sulla fedeltà negli adattamenti, partendo dall'eredità di Brontë
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Il passaggio dal romanzo al film non è mai una semplice trasposizione. La versione cinematografica di "Cime tempestose" realizzata da Emerald Fennell ripropone una questione che accompagna la letteratura da secoli: cosa significa veramente adattare un'opera d'arte.
Il peso della voce narrante nel romanzo
Nel testo originale di Emily Brontë, scritto tra il 1845 e il 1846, la storia viene filtrata attraverso due personaggi che fungono da osservatori. Nelly Dean, la governante, e Mr Lockwood, l’affittuario, controllano ciò che il lettore apprende riguardo a Heathcliff e Catherine. Chi narra possiede il potere di selezionare gli eventi e il modo di raccontarli. Tuttavia, secondo alcuni studi critici, Catherine sfugge a questo controllo totale, rimanendo sempre oltre i confini della narrazione, irriducibile allo sguardo di chi racconta.
Una ridefinizione dello spazio narrativo
Nel film di Fennell non esiste intermediazione narrativa. Scompaiono numerosi personaggi rispetto al romanzo: non figura più Hindley, il fratello di Catherine, né Mr Lockwood, mentre altri personaggi della seconda metà del romanzo vengono completamente eliminati. La regista concentra l’attenzione sulla relazione centrale tra i due protagonisti, dalla loro infanzia fino alla morte di Catherine, abbandonando gli sviluppi successivi della storia. Questa scelta ricorda l’approccio adottato da William Wyler nel 1939, il quale già allora aveva deciso di focalizzarsi sul conflitto tra sentimento e convenzione sociale.
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L’eredità delle letture femministe
L’interpretazione di Fennell risuona con gli studi critici sviluppati tra gli anni Settanta e Ottanta, dove emersa una nuova consapevolezza sulla centralità di Catherine nella struttura narrativa. Secondo questi studi, il romanzo descrive lo sviluppo della personalità femminile dall’infanzia alla maturità, nonché il passaggio dall’innocenza all’esperienza del mondo. La regista traduce queste interpretazioni attraverso un’estetica deliberatamente pop e anacronistica, mescolando elementi romantici a sfumature di thriller, facendo dello spazio domestico una prigione soffocante.
Un genere che cambia forma
Il romanzo di Brontë sfida categorizzazioni rigide: inizia come racconto gotico e si trasforma in dramma domestico, dove la famiglia rappresenta un luogo di controllo. Anche l’adattamento di Fennell mantiene questa fluidità, oscillando tra diversi generi cinematografici mentre conserva l’atmosfera opprimente dello spazio familiare, ricreato però con toni glamour contemporaneo.
