L’allegoria del ragazzo perduto tra le parole
Come Marino Magliani trasforma una ricerca di vocazione in un labirinto letterario
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Marino Magliani torna in libreria con un racconto che mischia realtà e finzione, seguendo le peregrinazioni di un giovane uomo alla ricerca di un mestiere. Lungo il cammino, tra la Liguria e il mondo, scopre che il vero lavoro potrebbe consistere semplicemente nel dare forma alle parole.
Il protagonista di Fondovalle nasce dall’entroterra dell’Imperiese, figlio di agricoltori, con un’ambizione semplice ma difficile: scrivere delle proprie valli e della vita che vi scorre. La ricerca di un mestiere, però, si rivela tortuosa: il corpo non coopera – le vertigini, le allergie, il mal di mare lo ostacolano a ogni tentativo. Lo scrittore che contatta spera gli suggerisca di seguire altre strade, e invece il ragazzo persevera, convinto che tradurre e raccontare siano forme altrettanto nobili di lavoro manuale.
Peregrinazioni e scoperte lontane
Le avventure attraverso Francia, Svizzera, Olanda, Spagna e America Latina trasformano il personaggio, fornendogli spunti e lingue diverse. In questa sezione della narrazione, l’autore costruisce una sequenza didattica di incontri: un custode cileno di campeggio, di quelli che potrebbero abitare un racconto di Bolaño, gli suggerisce qualcosa di assurdo – tornare a casa e cercare lavoro presso un enigmatico «supermercato delle parole». Il ragazzo ormai maturo accetta l’invito.
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Quando il racconto diventa labirinto
Dalla metà in poi, Fondovalle abbandona il realismo lineare e entra in un territorio allegorico che ricorda Swift, John Bunyan, e soprattutto il capitolo infernale dell’Adán Buenosayres di Leopoldo Marechal. Questo spazio – interporto, salone del libro e centro commerciale insieme – pullula di figure della cultura italiana contemporanea, alcune nominate esplicitamente, altre velate dietro allusioni trasparenti. Tiziano Scarpa e il suo editore veneziano appaiono attraverso il titolo di un loro libro; altri personaggi rimandano a poeti notissimi e a uomini di stato.
La qualità della forma
Secondo quanto rilevato dalla rivista di provenienza, «la campagna timbrata dalla grandine» rappresenta l’eccellenza estetica di questa prosa, dove ogni immagine lavora per sedimentare significati più profondi. Il meccanismo narrativo consente al lettore di trovarsi a caccia di rimandi, trasformando la lettura in un esercizio di riconoscimento letterario. La comparsa della stagista Caterina Rolgaten, con un gesto che riecheggia un racconto giovanile precedente, conferma come l’opera sia intessuta di rimandi alla produzione pregressa dell’autore.
