Le fiabe secentesche: quando le donne riscrissero il meraviglioso
Madame d'Aulnoy e il femminismo nascosto nei racconti di fate che conquistarono l'Europa
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Nel tardo Seicento, mentre la storia letteraria celebrava soprattutto gli scrittori uomini, una contessa francese trasformò i racconti tramandati oralmente dal popolo in un genere letterario destinato a dominare per secoli. Le sue fiabe, pubblicate a partire dalla fine degli anni Novanta del 1600, non erano semplici storie per bambini, ma narrazioni complesse cariche di intenti morali e di una consapevolezza femminile raramente visibile nella letteratura contemporanea.
Dalle conversazioni al libro: il fenomeno delle fiabe
Marie-Catherine d’Aulnoy non inventò la fiaba dal nulla, ma la trasformò in un genere autonomo facendo confluire diverse tradizioni. Attinse ai racconti che circolavano oralmente negli ambienti domestici, alle raccolte folkloristiche italiane precedenti e a un contesto molto specifico: i salotti letterari parigini dove l’élite si riuniva per giochi di società e dibattiti culturali. In questi spazi, raccontare una storia poteva rappresentare sia un divertimento che una sfida tra conversatori, a volte persino una punizione per chi perdeva nei giochi di conversazione. Quando d’Aulnoy pubblicò l’opera iniziale, L’isola della felicità, già incastonata in una cornice narrativa realistica, l’effetto sulla capitale fu immediato e sorprendente. I suoi tre volumi di fiabe usciti nel 1697 innescarono quella che la fonte chiama «la moda delle fate», generando un effetto a catena di pubblicazioni simili e facendo proliferare il genere tra scrittori e scrittrici dei decenni successivi.
Dalla carta agli oggetti: la proliferazione culturale
L’influenza dei racconti d’Aulnoy non rimase confinata alle pagine. Nel secolo seguente, le case delle famiglie aristocratiche e alto-borghesi si riempirono di manufatti che riproducevano le illustrazioni delle fiabe: tazze, teiere, orologi da taschino, ventagli. Persino il celebre gioco dell’oca venne reinterpretato utilizzando la trama fiabesca. Sul palcoscenico, diverse versioni teatrali portavano i personaggi del meraviglioso di fronte al pubblico, ampliando ulteriormente la portata di questi racconti oltre il circolo ristretto dei lettori abbienti.
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Il prezzo della popolarità: derisione e oblio
Paradossalmente, il successo stesso delle fiabe divenne argomento di critica durissima. Contemporanei e critici accusavano il genere di frivolezza, ritenendolo adatto solo a donne e bambini. Alcuni arrivavano a mettere in dubbio la qualità letteraria di d’Aulnoy proprio perché riusciva a pubblicare numerosi volumi in tempi brevi senza rinunciare agli eventi sociali. Secondo la rivista, queste invettive riflettevano il dibattito più ampio sull’accesso femminile alla cultura che caratterizzava il passaggio verso l’Illuminismo. Tale ostilità, combinata al predominio dei nomi maschili nella memoria storica, relegò d’Aulnoy e le altre scrittrici nel dimenticatoio mentre i contemporanei maschi godevano di celebrazione duratura.
Eroine consapevoli: la trama morale nascosta
Contrariamente all’idea moderna della fiaba come racconto dolce per l’infanzia, i contes di d’Aulnoy contenevano violenza esplicita e brutalità. Questo non era casuale, bensì funzionale a un progetto pedagogico più vasto. Le protagoniste non erano fanciulle passive in attesa di salvazione, ma principesse rinchiuse che desideravano ardentemente esplorare il mondo e comprendere l’amore. Quando fuggono dalle loro prigioni affrontano conseguenze terribili—trasformazioni in animali, punizioni magiche, incontri crudeli—attraverso cui acquisiscono consapevolezza critica e forza morale. La principessa Printanière, dopo essersi innamorata di uno spioncino, scopre che il suo amante è crudele e la minaccia di morte; lei risponde uccidendolo con il proprio pugnale. Una giovane donna curiosa come Laideronette scopre che il marito è un rettile, viene punita per questa scoperta, ma cresce spiritualmente attraverso anni di prove, meritando infine il lieto fine. Queste donne non sono vittime, ma agenti del proprio destino.
La curiosità come virtù rivoluzionaria
Particolarmente innovativa risulta la rappresentazione della curiosità femminile. Nella tradizione religiosa e filosofica precedente, questo sentimento era considerato un vizio, associato alla presunta inclinazione delle donne ai pettegolezzi. Nelle fiabe di d’Aulnoy, la curiosità diventa instead una qualità che spinge all’azione, alla scoperta, alla crescita personale. Le eroine prendono l’iniziativa in situazioni disperate, escogitano soluzioni creative, forniscono aiuto magico ai loro innamorati in difficoltà. Una gatta bianca regala oggetti incantati a un giovane perduto nel suo castello; una principessa trasformata in ape protegge e nutre il suo amore trasformato in albero di arance. La sapienza femminile, lungi dall’essere rappresentata come superficiale, si manifesta come pratica e profonda.
