Mark Rothko tra eredità ebraica e visione mistica: la lettura di Annie Cohen-Solal
Una biografia che ripensa l'artista americano attraverso il peso della tradizione talmudica e la ricerca di uno spazio contemplativo
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Nato Markus Yakovlevich Rotkowich in una zona di residenza russa riservata agli ebrei, Mark Rothko trasformò l'esperienza dell'esilio e la formazione culturale della comunità in una ricerca artistica ossessionata dall'intensità emozionale. La nuova biografia di Annie Cohen-Solal, edita da Einaudi, propone una chiave interpretativa che ripercorre le origini dell'artista per comprendere il significato morale nascosto dietro le sue campiture di colore.
Un percorso dall’Oriente all’Occidente
La vicenda biografica di Rothko s’intreccia indissolubilmente con i movimenti migratori dell’Europa ebraica contemporanea. La famiglia lasciò la Lettonia intorno al 1913, trascinata dai pogrom che caratterizzavano il clima dell’epoca, per cercare una nuova vita negli Stati Uniti. Cohen-Solal ricostruisce con particolare attenzione questo primo capitolo, seguendo il giovane emigrato mentre si muove faticosamente tra esperienze lavorative saltuarie, autodidattismo letterario e un’attitudine polemicamente critica verso gli ambienti accademici. Lo spazio analitico dedicato ai contesti sociali e culturali rappresenta il fulcro della ricerca biografica, permettendo di cogliere come le tensioni di classe, le difficoltà economiche e l’ostilità verso il consumismo americano abbiano plasmato la sensibilità intellettuale di un giovane consapevole delle migliori esperienze culturali del tempo.
L’eredità talmudica nella pratica artistica
Un aspetto controverso della proposta interpretativa di Cohen-Solal riguarda il rapporto tra gli insegnamenti talmudici e la costruzione dell’opera rothkiana. Sebbene Rothko medesimo si dichiarasse ateo e l’indifferenza verso la dimensione religiosa sia documentata, la studiosa insiste nel riconoscere una continuità tra l’etica della missione morale – la mitzvah – e l’idea di «riparare il mondo» come responsabilità verso gli altri. Questo principio, fondamentale nella scuola Talmud Torah, permette di leggere le scelte compositive dell’artista non come mere ricerche formali, bensì come atti dotati di intenzionalità etica. L’analisi dei Seagram Murals, che Rothko ritirò dal ristorante Four Seasons una volta consapevole che le sue opere rischiavano di degradarsi a funzione decorativa per una clientela facoltosa, illustra come questa preoccupazione morale attraversasse concretamente le decisioni professionali.
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Lo spazio contemplativo come esperienza totale
L’evoluzione artistica di Rothko, dalle sperimentazioni surrealiste e mitologiche fino all’astrazione espressionista, risulta coerentemente orientata verso la creazione di uno spazio mentale che potesse assorbire completamente lo spettatore. I formati monumentali, i bordi dei rettangoli deliberatamente sfrangiati, l’insistenza sul colore come vettore di intensità emotiva – tutti questi elementi convergono verso una pratica che Rothko rivendicava fermamente dovesse escludere sovrastrutture analitiche. La dimensione contemplativa, prossima a un’esperienza mistica pur senza riferimenti espliciti al sacro, rappresenta l’architrave della sua ricerca visiva. Tuttavia, come osserva il figlio Christopher, l’idea che l’opera necessiti uno spazio intimamente personale, uno spazio che funzioni come cappella, rivela una tensione strutturale: una mostra di successo finisce per tradire le intenzioni originarie dell’artista.
L’ultimo capitolo: la Rothko Chapel
La ricerca di uno spazio adeguato culminò nella commissione della Rothko Chapel a Houston, Texas, proposta da Dominique de Menil. La cappella rappresenta un’esperienza interconfessionale, commissionata da una protestante convertita al cattolicesimo, realizzata da un artista ebreo e attualmente condotta da un presidente musulmano. Secondo Cohen-Solal, questo edificio esemplifica come il proposito rothkiano di riparare il mondo si sia concretizzato attraverso la creazione di uno spazio spirituale che trascende le frontiere religiose. I dipinti finali, caratterizzati da tonalità scure e da un’austerità severa, introducono una riflessione sugli ultimi anni difficili dell’artista, sebbene la complessità della sua vicenda finale rimanga in parte esterna al perimetro analitico della biografia.
