Medioevo riscoperto. Come Anagni racconta la storia attraverso l’arte e il potere
La piccola città laziale custodisce tesori medievali e la memoria di una figura controversa: Bonifacio VIII
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Nel Lazio meridionale, lungo la valle del Sacco, sorge una città dove il Medioevo non è un'astrazione ma respira nelle pietre, negli affreschi, nei palazzi. Anagni concentra in pochi chilometri una complessità storica raramente visibile: quella di un territorio che conobbe la sede papale itinerante e il mecenatismo culturale, oltre alle ombre del potere temporale.
Il ricordo ingombrante di Bonifacio
Benedetto Caetani, eletto papa nel 1294 dopo l’abdicazione di Celestino V, lascia un’impronta particolare sulla città. Figura controversa secondo la rivista LatitudineX, la sua eredità si divide tra il negativo della storia (Dante lo colloca all’inferno nella Divina Commedia) e i riconoscimenti più recenti: la fondazione di università, la resistenza politica verso il sovrano francese Filippo IV, il sostegno alle arti. A Bonifacio VIII si deve l’istituzione del primo Giubileo nel 1300. La piazza centrale della città reca ancora il suo ricordo, con una statua monumentale presso la cattedrale e iscrizioni luminose che invitano a non dimenticare le sue scelte.
Quando Roma si trasferì in provincia
Quattro papi nacquero nel territorio anagnino, scegliendo questa zona come dimora. Secondo l’articolo, la ragione risiedeva nella configurazione amministrativa medievale: la sede pontificia era mobile, fuggiva dalle epidemie e dalle malattie che colpivano Roma. Questa circolazione conferì ad Anagni un ruolo di primo piano, trasformandola in centro di potere spirituale e sviluppo economico. Oggi quattro comuni (Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino) si candidano a Capitale italiana della cultura 2028 proprio per valorizzare questo patrimonio condiviso, denominato Hernica Saxa.
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La cattedrale e i suoi misteri
L’edificio principale della città sorge dove anticamente stava un tempio dedicato a Cerere. Costruita tra il 1072 e il 1104 su volere del vescovo Pietro dei Principi, la cattedrale presenta una facciata ornata da figure enigmatiche: un bue e un lupo, legati a un racconto agiografico che coinvolge San Pietro Vescovo. All’interno, il pavimento cosmatesco di marmi recuperati probabilmente da costruzioni romane rimane intatto dal Duecento, così come alcune immagini di alto valore simbolico.
L’opera nascosta: la cripta di San Magno
Sotto la cattedrale si estende una cripta interamente affrescata, descritta come «una vera e propria meraviglia artistica». Tre maestri anonimi (identificati come Primo, Secondo e Terzo Maestro) realizzarono un ciclo che racconta la storia del mondo dalla Creazione al Giudizio Universale. Ciò che sorprende è l’apertura culturale: il Primo Maestro incorporò riferimenti al Timeo di Platone, raffigurò un uomo nudo al centro e ritrasse Galeno e Ippocrate, figure pagane secondo la sensibilità religiosa medievale. I monaci che commissionarono l’opera in uno spazio destinato alle reliquie dimostrarono una consapevolezza filosofica inattesa.
Il palazzo e lo schiaffo della storia
Sulla piazza principale sorge il palazzo che fungeva da residenza papale già prima di Caetani. Il 7 settembre 1303 ospitò un episodio celebre: Giacomo Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret, inviato dal re francese, tentarono di catturare Bonifacio VIII. L’affronto lasciò cicatrici: il Papa fu liberato pochi giorni dopo, ma non si ristabilì più e morì un mese più tardi. Il palazzo oggi accoglie visitatori in sale affrescate che ricordano la quotidianità medievale attraverso scene di caccia e dettagli domestici.
