Oltre le origini. Come ripensare la storia dell’arte attraverso il metodo genealogico
La mostra milanese su de Chirico e l'eredità della Metafisica dialoga con Foucault per sfuggire alla ricerca di un punto di partenza unico
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Ricostruire una corrente artistica significa spesso cercare chi per primo l'ha inventata e quando. Ma esistono modi diversi di raccontare il passato, che privilegiano i percorsi sinuosi sulle linee rette. Una grande esposizione milanese del 2026 lo dimostra proprio ripensando la Metafisica pittorica e le sue propaggini fino al presente.
L’iscrizione che Giorgio de Chirico dispone nel 1911 su un suo autoritratto esprime una tensione che attraversa l’intero Novecento: «E che cosa amerò se non ciò che è enigma?». Questa domanda non riguarda solo l’estetica di un artista, ma pone una questione di metodo per chi intenda studiare il fenomeno metafisico. È possibile raccontare questa stagione conservando al centro il suo carattere enigmatico, oppure il racconto stesso ne dissolve la forza? La domanda sottende un dibattito più ampio su come strutturare la narrativa storica.
La sedimentazione oltre il lampo
De Chirico non inaugura la Metafisica da una posizione di isolamento creativo. La sua formazione avviene lungo una traiettoria che tocca la Grecia antica, Monaco di Baviera e il confronto con pensatori come Schopenhauer e Nietzsche. Secondo l’articolo, proprio questi ultimi forniscono all’artista la convinzione che una realtà più profonda si celi dietro le apparenze ordinarie. Firenze segna il momento di convergenza quando, nel 1910, diverse suggestioni si cristallizzano in una nuova modalità visiva, ma il percorso che la precede resta altrettanto cruciale per comprenderla.
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Un metodo alternativo di indagine
La mostra allestita a Milano sceglie consapevolmente di ispirarsi all’approccio genealogico di Michel Foucault. Secondo la rivista ATP Diary, questa scelta implica una rinuncia deliberata alla ricerca di un’origine «pura e immacolata». La genealogia, nella definizione foucaultiana ripresa dal curatore, segue «tracce, discontinuità, sovrapposizioni» piuttosto che un punto iniziale unico. Non si tratta di una variante della storia tradizionale, bensì di un distacco esplicito da quella ricerca di autorità primaria che aveva caratterizzato altri importanti momenti espositivi, come la Biennale veneziana del 1948.
Diffusione e metamorfosi nel tempo
Anziché fermarsi al periodo fondativo tra il 1910 e il 1915, l’esposizione milanese ripercorre come il linguaggio metafisico si sia propagato e trasformato attraverso generazioni successive di artisti. Dalla pittura alla fotografia, dal cinema al design, dal teatro all’architettura contemporanea: le immagini inaugurate da de Chirico non costituiscono un punto di arrivo, ma piuttosto una fonte inesauribile di variazioni. La Neometafisica stessa rappresenta il momento in cui la corrente sembra riflettere retrospettivamente su se medesima.
Perché è importante
Questo approccio metodologico incide sulla comprensione della storia culturale moderna ben oltre il caso specifico della Metafisica. Esso suggerisce che interpretare il passato non richiede di scoprire chi sia stato primo, ma di mappare come le forme, le immagini e le idee si costituiscono, si modificano e continuano a generare effetti nel presente. Una lezione che rimane pertinente per qualunque analisi critica del patrimonio artistico e intellettuale.
