Quando i geni raccontano storie diverse dalle lingue
Uno studio globale svela come l'isolamento e i contatti tra popoli modellano la diversità linguistica strutturale
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La distribuzione delle lingue sulla Terra non segue il caso. Ricercatori dell'Università di Cagliari e del programma svizzero NCCR Evolving Language hanno realizzato un'indagine comparativa tra patrimonio genetico e diversità linguistica, scoprendo che questi due aspetti dell'identità umana non sempre procedono insieme.
Oltre il semplice conteggio delle lingue
Il nostro pianeta ospita oltre settemila lingue, concentrate in modo diseguale tra le regioni. Tuttavia, ciò che davvero conta per comprendere l’identità di un territorio non è solo quante lingue si parlano, ma come sono costruite. Due idiomi possono coesistere in uno stesso luogo eppure differire profondamente nella loro struttura grammaticale e sonora. L’italiano dispone soggetto, verbo e oggetto in un ordine specifico; altre comunità linguistiche collocano il verbo alla fine, o utilizzano il tono della voce per distinguere significati interi. Alcuni sistemi aggiungono particelle e suffissi per precisare relazioni grammaticali; altri raggruppano concetti che noi consideriamo distinti. Questa molteplicità strutturale è stata poco investigata fino a oggi.
Il legame tra popolazione e linguaggio
Secoli fa, Charles Darwin intuì che le relazioni tra lingue potessero illuminare anche la storia delle popolazioni. Nel corso del Novecento, questa ipotesi ricevette fondamenti scientifici attraverso studi di genetica delle popolazioni. Tuttavia, la corrispondenza tra eredità genetica e eredità linguistica non risulta affatto meccanica. Una ricerca pubblicata nel 2022 rilevò mismatch in circa un quinto dei casi esaminati: popolazioni geneticamente vicine parlavano lingue non imparentate, o viceversa. Questo discordare segnala migrazioni, abbandoni di idiomi originari, o scambi culturali che la storia talvolta ignora.
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Una griglia per misurare il mondo
Per rispondere alla domanda centrale—dove si concentra la diversità strutturale e come essa si collega all’isolamento genetico—i ricercatori hanno costruito GeLaTo, una banca dati che incrocia informazioni genetiche di oltre cinquemila individui, coordinate geografiche precise e dati linguistici. Hanno poi suddiviso le terre emerse in celle geografiche di circa cinquecento chilometri di diametro, scala ritenuta coerente con i possibili contatti tra popolazioni adiacenti. Per ogni zona sono stati misurati due parametri: la varietà genetica locale (stimata attraverso livelli di omozigosi) e la diversità strutturale delle lingue presenti.
Il ruolo chiave dell’isolamento
La tesi sottoposta a verifica era semplice ma controversa: il contatto prolungato tra gruppi umani favorisce l’omologazione linguistica o al contrario introduce novità e diversificazione? «La domanda era spiegare gli hotspot di diversità linguistica», precisa Chiara Barbieri, coordinatrice dello studio. Le aree montagnose come il Caucaso e l’Himalaya, oltre a regioni come la Nuova Guinea e il Nord America occidentale, rappresentano laboratori naturali dove lingue strutturalmente molto diverse coesistono in spazi ristretti. Lo studio ha rivelato che minore isolamento genetico tende a corrispondere con minore diversità strutturale dei linguaggi. Dove le popolazioni hanno mantenuto confini più marcati, le lingue conservano peculiarità distintive.
