Quando il corpo danza il sacro. La festa della Madonna delle Galline oltre il rito
A Pagani la devozione popolare sfida il confine tra profano e religioso attraverso suono, cibo e movimento collettivo.
Pubblicità
Nel calendario festivo campano, la celebrazione della Madonna delle Galline rappresenta un caso singolare di continuità rituale dove il sacro non si separa dall'eccesso corporeo. La festa, che affonda le radici in un racconto cinquecentesco di scoperta miracolosa, si struttura attorno a una socialità densa e a forme di linguaggio condiviso dove la musica diventa elemento costitutivo della devozione stessa.
Una festa stratificata tra mito e memoria
La tradizione vuole che all’inizio del Cinquecento, in un’aia della città, galline razzolassero portando alla luce un’immagine della Vergine presumibilmente occultata secoli prima da distruzioni iconoclaste. Da questo racconto nasce il culto di Maria come protettrice dell’agro paganese, trasformandosi in una delle celebrazioni più complesse del Mezzogiorno. La domenica dell’Ottava pasquale, il calendario religioso si dilata verso forme espressive popolari dove il corpo, il cibo e il suono assumono pari dignità rispetto alla pratica devozionale formale.
Il linguaggio dei toselli e la tammorriata
La struttura della festa non ruota unicamente attorno alla processione della statua, bensì agli allestimenti effimeri nei cortili storici locali: i toselli rappresentano altari domestici dove famiglie e quartieri costruiscono lo spazio rituale. Intorno a questi luoghi germina una socialità intensa, scandita da tagliolini, carciofi arrostiti e dalla costante presenza della tammorriata. Secondo l’antropologo Giovanni Gugg, «il suono non è regolato, non è addomesticato, e non conosce una distinzione netta tra sacro e profano». Questa assenza di separazione tra danza, canto e rispetto liturgico non costituisce deterioramento del rito, ma piuttosto il meccanismo attraverso cui la comunità prolunga l’incontro e si riconosce come tale.
Pubblicità
Quando l’evento straordinario diventa interpretazione
Nel 2008 accadde un episodio che illuminò le tensioni interne alla festa. Durante la processione serale, il busto della statua lignea colpì un cavo elettrico, inclinandosi bruscamente. Sebbene il danno fosse contenuto, l’effetto simbolico risultò immediato: la chiesa si riempì non di curiosi, ma di persone in cerca di significato. Secondo la riflessione di Gugg, questa interpretazione dimostra come le comunità rituali non leggano gli eventi inattesi come semplici incidenti tecnici, bensì come segni da assorbire nel discorso pubblico sul senso collettivo.
Eccesso o persistenza rituale?
Dietro l’incidente del 2008 emergeva una questione più profonda: la componente corporea e sonora della festa rappresenta una degenerazione, come suggerivano alcune gerarchie ecclesiastiche, oppure costituisce il meccanismo stesso di resistenza del rito? L’eccesso – musicale, alimentare, corporeo – non svuota il significato religioso, ma consente alla comunità di trasmettersi di generazione in generazione forme di linguaggio non standardizzate, sottraendole alla normalizzazione istituzionale.
