Quando il desiderio perde il corpo. L’aura dell’eros nell’era della mercificazione digitale
Da Benjamin ai chatbot: come la replicabilità infinita ha trasformato l'intimità in consumo
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Se cento anni fa l'avvento della riproducibilità tecnica minacciava l'unicità dell'opera d'arte, oggi accade qualcosa di analogo ma invertito: non è la creatività a essere clonata, bensì il corpo umano stesso e, con esso, la dimensione erotica dell'esistenza. Frammenti Rivista indaga il paradosso per cui l'ipervisibilità del sesso online ha anestetizzato anziché liberato il desiderio.
La perdita della sacralità
La riflessione teorica di Walter Benjamin sulla perdita dell’aura artistica trova un parallelo inquietante nella contemporaneità. Quando un oggetto di bellezza può moltiplicarsi a piacimento, smette di possedere quella unicità che lo rendeva sacro agli occhi di chi lo osservava. Applicando questo ragionamento al corpo umano e all’eros, emerge un fenomeno analogo: l’accessibilità infinita della rappresentazione sessuale ha progressivamente svuotato l’integrità di ciò che, per natura, dovrebbe mantenersi parzialmente enigmatico. L’altro, tradizionalmente fonte di mistero e quindi di attrazione, è stato sostituito da una disponibilità ossessiva e controllabile.
L’inganno dell’autenticità mercificata
Un rovesciamento cruciale distingue la pornografia di inizio internet da quella odierna. Mentre le prime produzioni si presentavano dichiaratamente come costruzioni industriali e fittizie, le piattaforme contemporanee hanno rovesciato questa dinamica: offrono la simulazione meticolosa dell’intimità quotidiana. Lo smartphone verticale, lo sfondo disordinato, l’illuminazione naturale appena difettosa—ogni dettaglio è calcolato per suggerire spontaneità. In realtà, come sostiene la rivista, si tratta della «mercificazione dell’autenticità»: l’illusione di contatto umano personalizzato mascherato da istintività genuina. L’utente non cerca più nudità, ma l’accesso esclusivo alla vita privata del creator.
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Quando lo scambio scompare
L’erotismo autentico poggia su una reciprocità: due soggetti che si incontrono, si desiderano, si rifiutano, negozia. Nel sistema contemporaneo, questa dialettica è stata annichilita. I pagamenti per contenuti personalizzati, le chat private, i servizi di abbonamento hanno trasformato l’eros in transazione unidirezionale. Lo spettatore consuma il proprio piacere senza esporre sé stesso al rifiuto, al giudizio, alla complessità umana. Secondo l’analisi proposta, questa dinamica asimmetrica tende progressivamente a contaminare anche gli incontri reali, quando ancora avvengono.
L’intelligenza artificiale come orizzonte finale
La traiettoria raggiunge il suo compimento con l’ascesa degli influencer sintetici e dei chatbot erotici. Se nel film Her di Spike Jonze (2013) permaneva una tensione poetica nella relazione uomo-macchina, oggi l’IA offre qualcosa di più prosaico: una sensualità programmata, narcisistica, senza rischi. Non invecchia, non rifiuta, non tradisce. È lo specchio perfetto di chi la utilizza. La finzione, secondo questa prospettiva, genera meno delusioni della realtà perché elimina tutto ciò che rende l’incontro umano faticoso e imperfetto.
Il costo nascosto della comodità
La sociologia tenta di spiegare questo fenomeno come conseguenza di un calcolo di convenienza: una relazione con un altro corpo comporta vulnerabilità, negoziazione dei bisogni, esposizione al trauma del giudizio altrui. L’intelligenza artificiale promette una sensualità a rischio zero. Tuttavia, interrogarsi su cosa permanga dell’erotismo quando la carne scompare rimane fondamentale. L’eros è sempre stato sapore, odore, incertezza—elementi che uno schermo non restituisce. Ma sono proprio il desiderio e il rifiuto, nella loro irriducibile tensione, a costituire la profondità di qualunque incontro amoroso autentico.
