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lunedì 26 Ottobre 2026
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Arte

Quando l’Egitto arrivava nelle cucine pompeiane: il ritrovamento che racconta i gusti di Roma

Una preziosa situla alessandrina riutilizzata come contenitore in una popina rivela come gli oggetti di lusso circolavano anche nelle dimore modeste dell'Impero.

🗂️Dall’archivio
Quando l'Egitto arrivava nelle cucine pompeiane: il ritrovamento che racconta i gusti di Roma
Foto di repertorio · Mary Harrsch · CC BY-SA 4.0 · wikimedia

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Tra i mortai e le anfore di vino di una cucina pompeiana, gli archeologi hanno scoperto un reperto che sorprende per il suo contesto: una situla in pasta vitrea prodotta ad Alessandria d'Egitto, decorata con motivi nilotici, qui adoperata come semplice recipiente. Il rinvenimento negli ambienti retrostanti il Thermopolium del Gallo nella Regio V offre uno spaccato inedito sulla permeabilità culturale e sulla vita materiale dell'Impero romano nel I secolo.

Uno spazio domestico fragile e stratificato

Le indagini condotte fra il 2023 e il 2024 hanno scandagliato gli ambienti posteriori del Thermopolium, svelando un quadro della quotidianità complesso. Il piano inferiore fungeva da cucina e officina, dove si ammassavano mortai, tegami e boccali ancora collocati nei loro siti d’uso, affiancati da anfore di diversa provenienza mediterranea. Accanto alla zona di cottura si trovavano una latrina in muratura e un piccolo altare domestico corredato di terracotte votive e altri oggetti di devozione, fra cui una pigna in pasta vitrea blu. Il piano superiore presentava invece ambienti residenziali: un cofanetto ligneo con applicazioni bronzee custodiva balsamari vitrei e spilloni ossei, mentre pavimenti in malta cementizia decorati con inserti marmorei e intonaci in IV stile incompiuto indicavano una dimora di classe media in via di abbellimento.

Il simbolismo di un oggetto dislocato

La situla egiziana poggiava su una basetta in terra cruda prossima all’altare domestico, suggerendo un’integrazione consapevole entro un allestimento rituale. Tale piazzamento, sebbene l’oggetto fosse stata ripiegato a funzione pratica di contenitore, testimonia come le classi medie romane assimilassero elementi esotici non solo per utilità ma anche per il prestigio che emanavano. «La scoperta mostra una certa creatività nell’arredare spazi sacri e profani» e rivela la «permeabilità di gusti, stili e verosimilmente anche di idee religiose nell’Impero romano», secondo il direttore del Parco Archeologico di Pompei.

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Una comunità in precario equilibrio

Nel 79 d.C. il complesso viveva ancora, ma in condizioni precarie. Interventi di rinforzo strutturale erano stati necessari: pali orizzontali e un rocchio di colonna sostentavano il solaio. Gli accessi risultavano modificati rispetto agli assestamenti sismici degli anni sessanta, e la pavimentazione conservava segni di riparazioni d’urgenza. Lo studio stratigrafico del crollo mostra come le pomici penetrarono dall’ingresso, causando il cedimento dei solai che travolsero mobili e oggetti: la posizione superstite consente di leggere la violenza dell’istante.

Protezione e accesso al contesto

Gli interventi di messa in sicurezza, restauro degli intonaci e installazione di coperture removibili hanno preparato il sito alla fruizione pubblica. Un nuovo sistema di illuminazione permetterà ai visitatori di cogliere i dettagli e di accedere agli spazi retrostanti del Thermopolium, restituendo tangibilità a quella geografia domestica del passato.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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