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martedì 27 Ottobre 2026
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Scienza

Quello che il naso neandertaliano rivela sull’evoluzione

Uno scheletro eccezionale dalla Puglia rimette in discussione i tratti caratteristici di una specie scomparsa

🗂️Dall’archivio
Quello che il naso neandertaliano rivela sull'evoluzione
Foto di repertorio · Vassia Atanassova - Spiritia · CC BY-SA 4.0 · wikimedia

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Nel 1993 gli speleologi rinvennero nella Grotta di Lamalunga un individuo neandertaliano conservato in modo straordinario. A distanza di decenni, nuove analisi della struttura nasale hanno messo in crisi alcune certezze consolidate sulla morfologia di questa specie.

Un fossile preservato intatto dal tempo

L’eccezionalità dello scheletro di Altamura risiede in condizioni di sepoltura naturale rarissime. Inglobato tra i depositi calcarei di una caverna sigillata, il reperto subì processi di decomposizione e alterazione minimi. Questo ha consentito la conservazione di ossa normalmente fragili, come i turbinati nasali e il vomere, che nella gran parte dei fossili umani si disintegrano rapidamente dopo la morte. L’individuo, vissuto tra 130.000 e 172.000 anni fa, giace ancora nel sito originario di Lamalunga, dove ricercatori dell’Università La Sapienza hanno condotto rilevamenti endoscopici e ricostruzioni digitali senza disturbare il reperto.

Il paradosso di un naso grande in ambienti freddi

I Neanderthal mostravano caratteristiche scheletriche inconfondibili: cervello ampio, corporatura massiccia, viso ampio e sporgente con narici vistose. Questa apertura nasale esteriore creava un apparente contrasto con l’ipotesi adattativa al freddo. Le popolazioni umane attuali che vivono in climi glaciali presentano infatti narici strette, utili a riscaldare e umidificare l’aria prima che raggiunga i polmoni. I ricercatori avevano dunque teorizzato che strutture interne peculiari—sporgenze verticali e rigonfiamenti della cavità nasale—compensassero l’apertura esterna, creando un sistema specializzato per il trattamento termico dell’aria inalata.

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La scoperta che ridisegna le teorie

«La particolare morfologia medio-facciale non sia una risposta adattativa al freddo», ma piuttosto una combinazione di fattori evoluti su piani diversi. L’analisi della cavità nasale di Altamura non ha confermato pienamente le autapomorfie (tratti unici) che la comunità scientifica attribuiva ai Neanderthal. Questa scoperta suggerisce che le soluzioni anatomiche neandertaliane fossero meno specializzate di quanto supposto, e che la linea tra questa specie e gli umani moderni sia ancora più sfumata di quanto si ritenesse.

Umani diversi, non inferiori

I Neanderthal svilupparono una cultura materiale complessa, il Musteriano, con strumenti in pietra sofisticati e simboli culturali elaborati. Le evidenze accumulate demoliscono ogni gerarchia cognitiva tra loro e noi: differivano per aspetti anatomici, non per capacità intellettive. Ogni nuovo reperto, come quello pugliese, consente di raccontare pagine ancora inesplorate della loro storia.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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