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lunedì 26 Ottobre 2026
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Arte

Santuario venetico riaffiorato dal fango: la scoperta che ha fermato i cantieri padovani

Nei pressi di Ponso emerge un'area di culto con iscrizioni e strutture che raccontano cinque secoli di storia, dalla fase preromana alla romanizzazione

🗂️Dall’archivio
Santuario venetico riaffiorato dal fango: la scoperta che ha fermato i cantieri padovani
Foto di repertorio · Maximilien Luce · Public domain · Wikimedia Commons

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Nel corso di un'indagine di bonifica bellica affiorato un complesso religioso sepolto sotto tre metri di depositi alluvionali dell'Adige. Una scoperta che avrebbe potuto sfuggire ai lavori di una variante stradale, se non fosse stato lo scavo archeologico preventivo a intercettare in profondità ciò che il fiume aveva nascosto.

La scoperta è avvenuta seguendo una prospettiva inaspettata: durante i preparativi dei cantieri della SR10 nella Bassa Padovana, i professionisti della SAP hanno dovuto adattare le loro metodologie dopo i primi rinvenimenti. Quello che è emerso passo dopo passo racconta una storia molto più profonda di quanto il territorio superficiale lasciasse presagire. Sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Belluno, Padova e Treviso, gli scavi hanno progressivamente restituito strutture monumentali e materiali epigrafici di eccezionale valore.

Iscrizioni di pietra e testimonianze votive

Il primo elemento straordinario è stato il corpus di iscrizioni rinvenute sui cippi: oltre una dozzina di esemplari nella lingua venetica antica, accompagnati da un solo cippo in latino. Secondo l’epigrafista Anna Marinetti, che ha esaminato i reperti in situ, queste incisioni presentano connotati votivi. La varietà formale delle pietre è notevole: alcune mostrano testi disposti su tre facce con lunghezza considerevole, altre sono di minori dimensioni, fino a un esemplare particolarmente piccolo interamente coperto di iscrizioni. Alcuni cippi risultano raggruppati come in un «deposito da preservare», secondo quanto osservato sul campo, mentre altri giacciono integrati in una pavimentazione la cui funzione rimane ancora oggetto di approfondimento. Un esemplare presenta anche un altorilievo, arricchendo ulteriormente il quadro interpretativo.

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L’area sacra e le sue trasformazioni

Le indagini rivelano che il sito occupava almeno millecinquecento metri quadrati di superficie. Le strutture emerse comprendono lastricati, elementi architettonici e edifici riferibili a un luogo di culto. Tra gli elementi più significativi compaiono fondazioni di pianta rettangolare interpretabili come templi, in particolare una struttura che presenta le caratteristiche del tempio periptero, con una fila di colonne perimetrali. Questo elemento segnala un processo di monumentalizzazione e una fase costruttiva complessa. I materiali ceramici e gli elementi datanti suggeriscono che il lastricato risale al I secolo d.C., momento in cui il sito subì una riorganizzazione secondo forme architettoniche romane.

Come il fiume ha conservato la storia

La continuità d’uso dell’area attraversa almeno cinque secoli, dalla fase venetica fino alla definitiva integrazione romana. L’Adige giocò un ruolo duplice: da una parte modellò il territorio e favorì insediamenti e percorsi; dall’altra, con una o più piene successive, ricoprì interamente il santuario con potenti strati di limo. Questo seppellimento, paradossalmente, preservò strutture e corredi da ulteriori trasformazioni e spoliazioni. La geoarcheologia sta ora ricostruendo gli eventi idrogeologici antichi che interessarono quel settore della Bassa Padovana, offrendo una prospettiva sulla storia preromana e medievale della regione.

Verso una ricomposizione del quadro venetico

«Un nuovo corpus di iscrizioni destinato a integrare ciò che si conosce del popolo dei Venetkens», come descritto dalla rivista Archaeoreporter, offre ai ricercatori una base documentaria inaspettata per chiarire aspetti della religiosità e dell’organizzazione sociale venetica. Le prossime fasi dello scavo consentiranno di determinare l’estensione complessiva del complesso, la funzione degli spazi pavimentati, la sequenza cronologica dettagliata e il rapporto tra il corredo epigrafico, le strutture templari e l’articolazione generale dell’area.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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