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Turismo

Sei secoli di ingranaggi: il tesoro meccanico custodito a Chioggia

Come un orologio da torre medievale diventò testimonianza straordinaria della scienza treccentesca

📰Rassegna stampa
Sei secoli di ingranaggi: il tesoro meccanico custodito a Chioggia
Foto di repertorio · Wilfredor · CC0 · Wikimedia Commons

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Nel cuore di Chioggia funziona ancora uno dei meccanismi di orologeria più antichi d'Europa, documentato a partire dal 1386. La sua storia intreccia il genio tecnico medievale, il mistero della sua paternità e una riscoperta avvenuta solo agli inizi del nuovo millennio.

Una traccia documentaria che parte dal Trecento

Il primo riferimento ufficiale al meccanismo risale a febbraio dell’anno 1386, quando il Consiglio cittadino registrò spese per un orologium che necessitava di manutenzione e regolari interventi di efficienza. Poche settimane dopo, a Pietro Boça venne affidato l’incarico di gestirlo e mantenerlo. Questi documenti non sono una prova di costruzione, bensì la prima attestazione certa della sua esistenza funzionante. La lacuna archivistica nei decenni precedenti lascia aperta la possibilità che il congegno sia ancora più antico di quanto gli studi hanno finora potuto certificare: una circostanza che accresce il fascino della vicenda.

Dal Palazzo Pretorio alla Torre di Sant’Andrea

Per secoli il quadrante e i suoi ingranaggi rimase affisso sulla sede civile di Chioggia, il Palazzo Pretorio, sino a che un incendio del 1817 non rese necessario lo spostamento. Il trasferimento sulla Torre di Sant’Andrea rappresentò dunque un cambio di residenza per un oggetto che aveva già attraversato più di quattro secoli. Oggi il luogo che visitatori e cittadini considerano naturale dimora del meccanismo è in realtà la sua seconda ubicazione, sebbene nulla nel suo funzionamento ne abbia risentito.

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Il suggestivo collegamento con la famiglia Dondi

Dall’approfondimento storico emerge un legame affascinante con una delle dinastie più significative della scienza medievale italiana. I Dondi—Jacopo e suo figlio Giovanni—erano originari di Chioggia e dedicarono la propria ricerca all’astronomia e alla costruzione di macchine complesse. Jacopo realizzò a Padova un celebre orologio astronomico; Giovanni progettò l’Astrario, straordinario dispositivo capace di rappresentare il movimento dei corpi celesti secondo la conoscenza del periodo. Secondo la ricerca storica, il meccanismo chioggiotto potrebbe appartenere alla loro tradizione costruttiva, basandosi su caratteristiche tecniche coerenti con quella scuola. Tuttavia, assenza di firme o identificazioni non consente di trasformare tale ipotesi in certezza: rimane perciò un’attribuzione plausibile che «aggiunge fascino alla storia», come sottolinea l’articolo della rivista Sgaialand.

I segni di una longevità sorprendente

All’inizio del Quattrocento un intervento di manutenzione capitale riguardò quattro denti della grande Ruota Magistra. Un artigiano veneziano, Maestro Paolo, effettuò una riparazione mediante un particolare innesto a coda di rondine—soluzione ancora riconoscibile oggi. Quel dettaglio minuscolo rappresenta una traccia materiale tangibile della durabilità straordinaria dell’apparecchio. Ancora più curioso: l’orologiaio di allora stimò che il meccanismo avrebbe potuto funzionare ancora per cento anni. La previsione risultò addirittura prudente: il congegno continuò a scandire il tempo della città, pur con modifiche progressive, sino agli anni Settanta del Novecento.

Un quadrante che misurava il tempo diversamente

Il quadrante visibile sulla Torre appartiene alla tradizione dell’hora italica, sistema di suddivisione in ventiquattro ore praticato a lungo nella penisola italiana. Formato in pietra d’Istria con un sole dorato al centro, da cui parte il raggio indicatore, rappresenta una modalità di rappresentazione temporale oggi disusuale. Nel corso dei secoli il dispositivo subì trasformazioni: nel 1557 passò dalla scansione in ventiquattro ore a quella di dodici più dodici, più intuitiva. Aggiunte successive includevano il pendolo e altre evoluzioni tecniche. Oggi il quadrante e i rintocchi rispondono a un comando elettrico, mentre il movimento medievale rimane conservato all’interno della struttura.

La riscoperta del valore internazionale

Per generazioni gli abitanti di Chioggia ignorarono che il loro orologio locale rappresentasse una rarità eccezionale nella storia mondiale dell’orologeria. La consapevolezza del suo significato emerse soltanto nei primi anni duemila, grazie all’intuizione di Aldo Bullo, ricercatore della storia locale appassionato di meccanismi medievali. Coinvolse nell’indagine l’ingegnera e storica dell’orologeria Marisa Addomine e il professor Ettore Pennestrì dell’Università di Roma Tor Vergata. L’esame sistematico dei documenti comunali produsse una ricostruzione documentaria dal 1386 in avanti. Nel novembre 2005 i risultati furono presentati pubblicamente, successivamente diffondendosi tra gli specialisti internazionali di orologeria monumentale.

Visitare il museo verticale oggi

La Torre di Sant’Andrea è oggi accessibile attraverso un percorso museale su otto piani che racconta la storia di Chioggia, della struttura, del meccanismo medievale e della famiglia Dondi. Salendo, il visitatore incontra il sistema di ruote dentate, pesi e soluzioni tecniche concepite più di sei secoli addietro. Il movimento antico è ora conservato internamente, mentre il quadrante esterno continua a segnare il tempo tramite azionamento elettrico.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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