Un ruolo che pesa: la pressione emotiva dei posti di potere
Come la responsabilità modifica la psicologia dei dirigenti
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Assumere un ruolo di responsabilità non significa solo prendere decisioni, ma anche gestire emozioni e aspettative di cui non si è mai pienamente consapevoli.
Assumere un ruolo di responsabilità non significa solo prendere decisioni, ma anche gestire emozioni e aspettative di cui non si è mai pienamente consapevoli. Secondo un articolo pubblicato da State of Mind il 21 ottobre 2026, il ruolo di un dirigente modifica la percezione degli altri, richiedendo una forma di stabilità e competenza che non sempre si vive internamente. Questa discrepanza tra quanto si sente e quanto si deve mostrare può generare un distacco tra l’esperienza emotiva e la figura che si è chiamati a rappresentare.
La pressione della leadership
Secondo Bion (1961), i gruppi tendono a proiettare sulle figure di riferimento aspettative e bisogni difficili da gestire da soli. Chi occupa un ruolo di responsabilità, come un dirigente, si trova spesso a gestire l’incertezza degli altri senza poter esprimere apertamente i propri dubbi. La distanza psicologica che ne deriva non è una scelta personale, ma una conseguenza del ruolo stesso. Questo distacco può crescere in modo graduale, rendendo difficile il contatto con le proprie emozioni.
Le difese del ruolo
Per sostenere le responsabilità emotive legate al ruolo, chi occupa un posto di potere sviluppa spesso difese complesse che l’ambiente tende a interpretare come competenze. Kets de Vries (2006) osserva come un controllo eccessivo possa apparire una qualità gestionale, ma in realtà potrebbe rappresentare una risposta all’ansia e alla pressione del ruolo. Con il tempo, queste difese possono diventare parte integrante dell’identità, come sottolineano Hillman (1996) e Goffman (1959).
