Vai al contenuto
lunedì 26 Ottobre 2026
Tribune Italia
Da leggere
●Eccellenze 2026, il Parlamento rende omaggio all’Esercito Italiano e ai Paracadutisti della Folgore: sentinelle discrete delle Istituzioni e dei cittadini●Eccellenze 2026: alla Camera una giornata tra ricerca europea, Forze Armate e territori fragili●Un tesoro nascosto in soffitta ha dato un nuovo destino a un uomo●Proteste degli autotrasportatori e l’incertezza del sistema scolastico●PLAYGROUND 2026 cerca giovani attori per spettacolo 2027●«L’ultimo forte»: un futuro in bilico tra pace e menzogna●Liberazione di due ostaggi in Africa: un ruolo chiave della Libia●Un universo tra memoria e speranza●Mostar: il ponte ricostruito racconta una città tra storia e guerra●Lo spazio delle scelte: un podcast indaga le dinamiche relazionali●Nuovo vertice per HuffPost Italia●Sardegna in scena: un progetto per il futuro della cultura

Scienza

Uno studio della Johns Hopkins dimostra che i primati sanno distinguere realtà e finzione, ridisegnando i confini dell’intelligenza

🗂️Dall’archivio
Uno studio della Johns Hopkins dimostra che i primati sanno distinguere realtà e finzione, ridisegnando i confini dell'i
Foto di repertorio · Art Anderson · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

Per generazioni abbiamo considerato l'immaginazione una capacità esclusivamente nostra. Eppure un bonobo straordinario ha sfidato questa certezza, rivelando che la capacità di concepire mondi alternativi non appartiene solo all'uomo. La ricerca scientifica deve oggi riconsiderare cosa significhi veramente essere intelligenti nel regno animale.

Un apprendista straordinario

Kanzi non era un bonobo come gli altri. Vissuto in istituti di ricerca e osservato fin dalla gioventù, aveva sviluppato capacità cognitive sorprendenti: utilizzava oltre trecento simboli per comunicare desideri e domande, combinandoli in modo creativo per esprimere concetti nuovi. Quando voleva dire che un castoro lo aveva spaventato, univa i simboli dell’acqua e del gorilla—quest’ultimo usato per indicare ciò che lo intimoriva. Non solo padroneggiava il linguaggio simbolico, ma aveva anche ideato una tecnica personale per scheggiare la selce e fabbricare strumenti. Per decenni, la sua sola esistenza ha costretto i ricercatori a ripensare profondamente la posizione dell’uomo nello spettro dell’intelligenza animale.

Quando la finzione diventa realtà mentale

Gli etologi iniziavano a porre domande inquietanti: perché giovani scimpanzé trasportavano bastoncini come fossero cuccioli? Cosa significava quando in cattività replicavano gesti compiuti con oggetti reali, ma questa volta nel vuoto? Per affrontare sistematicamente queste osservazioni, il team della Johns Hopkins ha condotto esperimenti innovativi. In uno di essi, un ricercatore ha simulato di versare succo in due bicchieri trasparenti vuoti, poi ha fatto finta di svuotarne uno. Quando chiesto dove fosse rimasto il liquido inesistente, Kanzi ha indicato correttamente il bicchiere “pieno” nel 68% dei casi, senza mostrare frustrazione per l’assenza di vera ricompensa.

Pubblicità

Tribune Italia · spaziQuesto spazio aspetta teSpazio disponibile · 1200 × 200Scrivici

Distinguere l’apparenza dalla sostanza

Per verificare che Kanzi davvero discriminasse tra reale e immaginario, gli scienziati hanno modificato l’esperimento: un bicchiere conteneva succo vero, l’altro era vuoto ma il ricercatore fingeva di versarvi dentro. Quando gli fu chiesto di scegliere, Kanzi ha selezionato il bicchiere con il succo reale nel 77,8% dei test. Una terza prova, con acini d’uva immaginari, ha confermato il dato: il bonobo identificava correttamente la posizione dell’oggetto finto nel 68,9% dei casi. Come osserva Amalia Bastos, uno degli autori, «nella sua mente poteva concepire cose che non esistono» pur restando consapevole della loro irrealtà.

Il significato profondo di una capacità

Quello che gli scienziati chiamano “rappresentazioni secondarie” è fondamentale nella mente umana. Verso i due anni, i bambini imparano a gestire simultaneamente due modelli di realtà: la tangibilità della tazzina vuota e l’immaginario di un liquido da bere. Kanzi ha dimostrato la medesima abilità. Secondo gli autori della ricerca, questa capacità risale a un antenato comune condiviso tra uomini e primati circa 6-9 milioni di anni fa, non è un lusso cognitivo ma una funzione essenziale per pianificare, prevedere e valutare alternative. Vivere al di là del presente immediato diventa possibile solo attraverso questa porta mentale.

Una fine che segna l’epoca

Kanzi è scomparso nel marzo 2025 a 44 anni. Christopher Krupenye della Johns Hopkins sostiene che i suoi risultati rappresentano una delle scoperte più significative della psicologia comparata dall’epoca in cui Jane Goodall osservò gli scimpanzé costruire attrezzi. La ricerca ridefinisce il confine tra noi e loro, rivelando creature non più robotiche ma dotate di «menti belle e complesse, che meritano protezione e rispetto». La scomparsa coincide inoltre con un cambio di paradigma etico: dalle ricerche in cattività ci si orienta sempre più verso lo studio in habitat naturale.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

Pubblicità

Pubblicità — Wise