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domenica 11 Ottobre 2026
Tribune Italia
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Arte

Ventisette voci dall’Asia centrale ridisegnano il significato dell’identità contemporanea

Come l'arte contemporanea recupera le eredità della Via della Seta per raccontare nuove mappe culturali

🗂️Dall’archivio
Filipino schreibtisch box with inlay of Tenochtitlan founding myth, Asian Civilisations Museum, Manilla Galleon exhibit (Dawn DOC 1627, unedited)
Foto di repertorio · Dawn Chua · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

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A Milano, presso la Fondazione Elpis, la mostra "YOU ARE HERE. Central Asia" riunisce artisti provenienti da quattro nazioni centroasiatiche per esplorare l'identità di una regione complessa, dove memorie ancestrali e visioni attuali si incontrano. L'esposizione, distribuita su tre livelli dello spazio milanese, rivela come la tradizione di questi popoli continui a dialogare con le ricerche contemporanee.

L’arte diviene strumento di narrazione quando racconta i percorsi delle comunità. Le opere esposte affrontano il tema della migrazione e dello sradicamento come esperienze fondamentali: Chyngyz Aidarov e Alexey Rumyantsev restituiscono visivamente questa condizione di appartenenza multipla, mentre Jazgul Madazimova la traduce attraverso il linguaggio del vuoto e della separazione. Questi artisti non descrivono semplici movimenti geografici, bensì esplorazioni profonde dell’identità in trasformazione.

Tra tecnica ancestrale e linguaggi moderni

La tessitura rappresenta un elemento cardine nella rilettura dell’identità centroasiatica. Gulnur Mukazhanova e Anna Ivanova reinterpretano procedure tessili antiche per costruire narrazioni contemporanee, dove ogni gesto manuale diventa depositario di storie collettive. Questo dialogo tra antico e nuovo non rappresenta un mero esercizio nostalgico, ma una vera investigazione su come le tecniche storiche possono ancora parlare al presente.

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Altre indagini affrontano la memoria attraverso strategie spaziali e temporali differenti. Vyacheslav Akhunov ed Ester Sheynfeld creano installazioni che alterano la percezione dello spettatore, invitandolo a ripensare il modo in cui esperisce il passato. Parallelamente, Marat Rayimkulov infonde toni ironici nella rappresentazione della quotidianità post-sovietica, rivelando le fratture di società sospese tra continuità tradizionale e cambiamento globalizzato.

Paesaggio, corpo e rituale

Le figure di Ulan Djaparov e Temur Shardemetov si dissolvono negli spazi delle steppe, generando una fusione tra l’umano e l’ambiente naturale. Le performance di Sonata Raiymkulova e Bakhyt Bubikanova scandagliano il terreno in cui il sacro e l’ordinario convergono, manifestandosi attraverso gesti rituali contemporanei. Saodat Ismailova e Azadbek Bekchanov, invece, riscrivono gli archivi storici uzbeki con sguardo critico e attuale.

Oltre la cartografia geografica

Il titolo della mostra, scelto dalle curatrici Dilda Ramazan e Aida Sulova, rappresenta un esercizio di reposizionamento. L’indicazione “You Are Here” che appare sulle mappe tradizionali acquista qui un significato poliforme: non solo collocazione fisica, ma anche radicamento spirituale e culturale. Gli artisti superano dunque i confini convenzionali della geografia per esplorare paesaggi interiori, archivi emotivi e immaginari futuri.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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