I Thannhauser e la scoperta dell’arte contemporanea: dalla Baviera a New York
Come una famiglia di mercanti d'arte ha costruito una collezione capace di raccontare le rivoluzioni espressive del Novecento
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La storia di una collezione artistica non è separabile da quella dei suoi collezionisti. Nel caso della raccolta Thannhauser, conservata presso il Guggenheim di New York, il percorso dei quadri rispecchia le vicende di una dinastia di galleristi che ha accompagnato i maggiori artisti della modernità, dalle sperimentazioni impressioniste alle fratture cubiste e astratte.
Le origini: una galleria nella Monaco del progresso
Nel 1905 Heinrich Thannhauser, padre di Justin K., avvia la Moderne Kunsthandlung a Monaco di Baviera, che quattro anni dopo assume il nome di Moderne Galerie. Non si tratta di un semplice negozio: il progetto espositivo abbraccia una gamma straordinaria di correnti, dai maestri francesi del XIX secolo ai secessionisti tedeschi. La scelta di allestire nel 1908 una grande retrospettiva dedicata a Van Gogh testimonia la capacità di intuire il valore di artisti ancora poco riconosciuti. Quando espone i Der Blaue Reiter nel 1911, o i futuristi italiani due anni dopo, la galleria diviene fulcro della dibattito artistico europeo, capace di amplificare le voci degli innovatori.
L’amicizia con Picasso e l’accumularsi di capolavori
La collezione si arricchisce attraverso legami personali profondi. Con Pablo Picasso nascono rapporti di stima reciproca; quest’ultimo dona «Aragosta e gatto» in occasione delle seconde nozze di Justin. Nel catalogo della raccolta compaiono circa trenta opere dell’artista spagnolo, dal delicato disegno del 1901 fino alle composizioni cubiste. La galleria diviene dunque testimone privilegiata delle metamorfosi stilistiche dei propri artisti, collezionando opere che illustrano l’evoluzione tecnica e espressiva parallela alle turbolenze storiche del continente.
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La fuga dall’Europa e il nuovo inizio americano
Con l’ascesa del regime nazista, la famiglia Thannhauser – di origine ebraica – si trasferisce a Parigi e infine a New York. Qui Justin K. segue il modello di Solomon Guggenheim, aprendo la propria dimora ai visitatori piuttosto che fondare una nuova galleria commerciale. L’ambiente newyorkese del secondo dopoguerra accoglie il nucleo di intellettuali e creatori europei in fuga. Senza eredi diretti, Thannhauser e la moglie decidono di affidare la maggior parte dei quadri al museo guggenheimiano, trasformando una raccolta privata in patrimonio pubblico.
Una collezione che parla di evoluzione
I cinquanta capolavori esposti rivelano non soltanto i gusti individuali, ma l’intero panorama delle ricerche visive tra fine Ottocento e metà Novecento: dai contadini di Seurat alle vedute di Monet, dalle sculture di Degas ai paesaggi di Braque, dalle composizioni astratte di Kandinsky alle figure di Matisse e Klee. L’allestimento stesso, con pannelli che echeggierebbero «le tonalità dei dipinti cui fanno da fondale», amplifica questa narrazione visiva, accompagnando il visitatore attraverso le mutazioni del gusto estetico senza imporre una gerarchia univoca.