Quando la danza si dissolve nella luce: l’esperienza immersiva di McGregor tra corpo e algoritmo
Un'installazione che trasforma lo spettatore in viaggiatore consapevole di una realtà fluida.
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La coreografia contemporanea non abita più solo lo spazio convenzionale della scena. McGregor propone un'esperienza dove il corpo fisico e quello digitale coesistono nello stesso ambiente, invitando chi guarda a ripensare la natura stessa dell'identità umana.
Oltre i confini disciplinari
L’approccio creativo di McGregor integra linguaggi diversi: dalla danza alle arti visuali, dall’architettura al suono generato in tempo reale, fino ai sistemi cognitivi artificiali. Questa contaminazione non rappresenta una semplice fusione stilistica, ma costruisce uno spazio dove ogni elemento si trasforma reciprocamente. La permeabilità tra i medium diventa il principio fondativo dell’opera, una poetica che rifiuta le gerarchie tra discipline tradizionali.
Lo spazio come corpo vivente
On the Other Earth (presentata alla Biennale Danza 2025) occupa un cilindro di otto metri di diametro, interamente rivestito da uno schermo LED stereoscopico. Non si tratta di uno spazio da osservare passivamente. Il pubblico, accolto in piccoli gruppi, lo attraversa e lo abita, sperimentando una prossimità tra il proprio corpo e i performer digitali. L’installazione si configura come «architettura sensoriale», una soglia fisica dove la materialità dei costumi trasparenti si dissolve nella luce.
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Corpi in metamorfosi
I danzatori si trasformano in simulacri tridimensionali, generati da intelligenza artificiale e immersi in paesaggi sonori che mutano continuamente. Le forme biomorfe astratte non decorano l’esperienza, ma incarnano una corporeità che persiste anche nella dissoluzione. La tecnologia qui non è effetto visivo, bensì matrice generativa: sensori multimodali e sistemi algoritmici producono sequenze coreografiche sempre diverse, trasformando la danza in un linguaggio speculativo.
Cosmologia dell’umano
L’opera interroga la vulnerabilità della presenza contemporanea. In essa, l’identità umana emerge non come entità fissa, ma come realtà attraversata da forze invisibili, porosa alle trasformazioni. Lo stato meditativo che l’installazione induce invita il visitatore a riconoscere la propria appartenenza a una rete cosmica più ampia. Il soggetto si ridistribuisce nello spazio non come centro isolato, ma come eco, vibrazione, campo di possibilità in costante rinegoziazione.