D’Annunzio in scena: quando il mito letterario diventa esperienza teatrale
Uno spettacolo sulla Nave Puglia ripercorre la vita del Vate tra ambizioni, passioni e contraddizioni
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Gabriele d'Annunzio continua a esercitare un fascino irresistibile sulla cultura italiana, grazie alla sua capacità di trasformare l'esistenza in opera d'arte. Una produzione televisiva riporta la sua figura sulle tavole del Vittoriale, il museo-teatro che il poeta stesso volle costruire attorno a sé come monumento vivente.
Il palcoscenico del Vittoriale
Il Vittoriale degli Italiani, situato a Gardone Riviera, racchiude la Nave Puglia, il veliero che riposa su un colle e incarna quella dimensione teatrale che d’Annunzio perseguì ossessivamente. Non è un caso che questo luogo sia stato scelto per una rappresentazione che mescola confessione e provocazione: lo spettacolo lavora sulla ambiguità stessa del personaggio, proponendo un’indagine che scava nell’uomo oltre il poeta celebrato.
Dalla letteratura alla scena
Edoardo Sylos Labini, con la collaborazione di Angelo Crespi, ha costruito un percorso narrativo che abbraccia le diverse fasi dell’esistenza dannunziana. Il giovane letterato che a Roma cercava accesso ai circoli colti, il maturo creatore di miti al Vittoriale, ma anche l’uomo dei sentimenti turbolenti – i legami con Maria Hardouin e con Eleonora Duse, le relazioni complesse con il potere politico, la ricerca incessante di sensazioni e bellezza. Le musiche composte da Sergio Colicchio funzionano come contrappunto emotivo, mentre le installazioni di Marco Lodola introducono una cifra contemporanea nel monumento al Vate.
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La memoria tra poesia e storia
L’Impresa di Fiume, l’occupazione della città nel settembre 1919, rappresenta il momento in cui il confine tra azione e retorica si sfuma definitivamente. Sylos Labini sceglie consapevolmente questa cornice storica per riaccendere il dibattito su cosa significhi lasciarsi sedurre da figure carismatiche capaci di plasmare la realtà mediante parole e simboli. Il Vittoriale, trasformato in polo culturale internazionale grazie al lavoro di Giordano Bruno Guerri, offre oggi uno spazio dove questa riflessione può avvenire con distanza critica.
Una modernità ambigua
D’Annunzio anticipò molte strategie comunicative contemporanee: costruzione dell’immagine personale, uso teatrale della vita quotidiana, ricerca ossessiva di immortalità attraverso l’opera. Riportare in scena questa figura significa interrogare i meccanismi affascinanti e pericolosi della creazione di miti, riconoscendone al contempo la straordinarietà estetica.