Elisabetta Benassi tra architettura e memoria: quando il museo diventa opera
A Roma, una retrospettiva che ridefinisce lo spazio espositivo attraverso strutture brutaliste e un dialogo critico con la modernità.
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La ricerca di Elisabetta Benassi si caratterizza per una libertà metodologica che le consente di transitare tra linguaggi e materiali diversi, mantenendo però una coerenza concettuale riconoscibile. Una mostra antologica presso il MACRO di Roma offre l'occasione per esaminare come l'artista romana trasformi lo spazio espositivo stesso in un elemento costitutivo del significato dell'opera.
Lo spazio come dispositivo narrativo
Benassi concepisce la retrospettiva non come semplice presentazione sequenziale di lavori, bensì come un’operazione complessa dove l’allestimento acquisisce dignità autoriale. Le strutture modulari in gesso che attraversano la mostra fungono da quinte teatrali, ciascuna predisposta per contenere e al contempo celare parzialmente le opere. Questo approccio risponde a un’intenzione: restituire ai lavori una cornice che consideri le loro origini specifiche, luoghi e contesti che li hanno generati. Le architetture risultano così da stampi gessosi che portano i segni del loro processo costruttivo, assumendo connotazioni brutaliste e trasformandosi in interventi scultorei indipendenti.
Criticamente moderni
L’artista si rapporta alla storia della modernità con intento critico, cercando di «entrare nella storia non per citarla ma per poterla far rivivere nel presente, creando una sorta di intrusione». Questo atteggiamento genera una temporalità paradossale, dove passato e presente coesistono in una tensione produttiva. La mostra presenta oltre venti anni di produzioni, dal primo decennio del 2000 sino alle opere più recenti, inclusi tre lavori realizzati specificamente per questa occasione. L’ordine presentativo deliberatamente non cronologico sottolinea come la ricerca di Benassi rifiuti classificazioni stilistiche rigide.
Un autoritratto metodologico
Il titolo della mostra rimanda a una possibile descrizione dell’artista nel suo processo creativo: l’esposizione stessa diviene una partitura visiva e linguistica dove le opere si assemblano per associazione e suggestione piuttosto che per narrazione lineare. Le architetture in gesso garantiscono continuità formale e coerenza espressiva, permettendo al visitatore di muoversi in uno spazio dove il pensiero artistico si manifesta non solo negli oggetti esposti, ma nell’orchestrazione complessiva della loro presentazione.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
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